Recensioni

7.2

Ulwhednar è il progetto techno-noise-dark ambient dei musicisti svedesi Abdulla Rashim Varg, un duo che si muove agilmente tra drone, techno analogica e inumana elettronica oscura. La loro musica è ispirata alla storia, al paganesimo e ai desolati paesaggi scandinavi. A certe latitudini in inverno, quando il sole è quasi totalmente assente durante il giorno, la musica del duo diventa una colonna sonora pressoché perfetta. Il 6 ottobre 2014 è uscito il secondo full-length, 1520, per la Northern Electronics, piccola label indipendente svedese che è riuscita a farsi conoscere fuori dalle fredde terre scandinave. Realizzato in vinile bianco a tiratura limitata, il disco è andato subito esaurito.

Dopo l’intro ambient di Arke fiene, siamo subito catapultati su un pezzo tagliente a base di pulsazioni techno ossessive e lineari, ovvero Stortorget; il nome del brano è quello della piccola piazza centrale di Gamla Stan, la città vecchia al centro di Stoccolma. È significativo che Stortorget sia proprio il luogo in cui nel 1520 (titolo dell’album) avvenne il famoso “bagno di sangue di Stoccolma”, quando il perfido re danese Cristiano II fece giustiziare pubblicamente circa 100 cittadini svedesi, colpevoli di essersi rivoltati contro il domino dell’invasore danese sotto l’unione di Kalmer. Il pezzo musicalmente ricorda alcuni episodi di Unanimity, esordio full-length di Abdulla Rashim, ed è anche un punto di contatto con il disco precedente degli Ulwhednar, d’impronta più techno minimale, intitolato semplicemente LP.

Con Kättarens dom e Askan från bålet entriamo nel cuore del lavoro: il primo è un mantra impietoso dai forti riverberi e clangori post-industriali (il titolo vuol dire “sentenza dell’eretico” ed è anche il nome di un capitolo di un vecchio libro di Karl Fahlgren sulla storia della stregoneria in Svezia); il secondo è un pezzo in cui emergono sibili rotanti e fantasmi analogici che implodono cupamente su se stessi. Askan från bålet è uno dei momenti migliori del disco, in cui lo spirito delle macchine sembra emergere e prendere vita per poi autodisgregarsi progressivamente. Non è un caso che il titolo si traduca in italiano con “le ceneri del rogo”; del resto uno dei componenti del duo, Varg, assieme a Michel Isorinne e Dystopiska Visioner sotto la sigla “Dard Å Ranj Från Det Hebbershålska Samfundet” (abbreviato anche in D.Å.R.F.D.H.S.), aveva già dedicato un disco alla persecuzione delle streghe avvenuta nel Seicento in terra svedese: l’ottimo LP Det stora oväsendet del 2013.

Il lato B del disco presenta due pezzi techno: Begravd under is (“sepolto sotto il ghiaccio”) e De 92 vita stenarna, ovvero “92 pietre bianche” tradotto letteralmente, ma “svenska stenarna” è anche il nome di un gruppo di isole dell’arcipelago di Stoccolma. Il primo brano ricorda alcune cose della Börft Records, celeberrima label underground di musica elettronica svedese attiva dalla fine degli anni Ottanta. De 92 vita stenarna, invece, spinge in maniera meccanica con quella techno fredda, cupa e senza compromessi, quasi isolazionista, propria del duo.

Il disco prosegue con un brano dark ambient, Midvinter (termine svedese per “solstizio d’inverno”), che riprende le sonorità di un lavoro precedente (chiamato appunto Midvinter) uscito solo su cassetta, formato da sei lunghi episodi dark ambient dedicati al giorno con meno ore di luce nel corso dell’anno. Alla fine del lato B del vinile troverete anche una traccia senza nome che riprende Askan från bålet in chiave più noise, chiudendo così il cerchio. Nella lista dei brani ci sono, alla fine dei lati A e B, due pezzi apparentemente assenti nel disco, I evigheten I e I evigheten II. In svedese “evighet” vuol dire eternità, vita eterna, ma anche illimitata quantità di tempo. Se sistemate la puntina del disco a metà dello spazio vuoto presente alla fine dei due lati del vinile, il braccio del giradischi tornerà indietro generando due “infinite loop” techno industrial che potrebbero essere ascoltati per ore e ore.

Si tratta di un buon lavoro che, per essere compreso appieno, deve essere collocato nella giusta cornice. Il disco richiede un ascolto non superficiale per rivelare la sua vera natura e i suoi riferimenti velati. Menzione d’obbligo per l’elegante copertina bianca con stampa in rosso: la cover raffigura un tumulo funerario fatto di pietre accatastate l’una sull’altra.

 

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