Recensioni

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Assente dal 2014, Scott Hansen, cuore e mente del progetto Tycho, torna inaspettatamente con un album in cui dichiara chiusa una trilogia. Epoch è, infatti, il punto di arrivo del percorso iniziato con l’ambient di Dive e proseguito, tre anni più tardi, con le deviazioni post-rock di Awake.

Se Dive rappresentava un cammino a senso unico fatto di melodie sintetiche, atmosfere dreamy e chillwave, ed Awake dimostrava una maggiore propensione al post-rock (vedi l’aggiunta nel gruppo di due membri), Epoch è la definitiva sintesi delle esperienze maturate finora. Con alcune novità nei termini dell’afflato collettivo, Tycho conferma una proposta musicale ormai riconoscibile, attenta ai dettagli, semplice nella progressione degli accordi ma anche solida nel proporli. Esteticamente perfette, curate maniacalmente nei suoni, le nuove composizioni di Scott – che nasce come fotografo e designer – sono nitide musiche per immagini di paesaggi soleggiati come nuvolosi. La formula, a metà tra elettronica IDM, post-rock e post-punk, guadagna maggiore aggressività e incisività, superando cioè i momenti soporiferi di Dive e la mancanza di tensione di certi episodi di Awake. 

In Epoch spiccano luce e coinvolgimento, tensione e slancio melodico, e lo si avverte già in apertura, nell’incedere della sezione ritmica di Gilder ed, in seguito, nella propulsione delle linee di basso, negli avvolgenti synth (Horizon e soprattutto Epoch) e nello slancio più marcatamente ed emotivamente post-rock della batteria e dei riff di chitarra (Rings). Il ruolo di Rory O’Connor, alla batteria, e Zac Brown, alla chitarra, è più evidente negli equilibri arrangiativi (la chiusura Field è quasi completamente nelle mani di quest’ultimo), a dimostrazione della maturità progettuale di una band che in passato era fermamente sotto la direzione del solo Scott. Così anche brani come Slack e Source, nel loro ricalcare gli episodi più indie di Awake assumono maggiore vitalità e vigore, pur mantenendo le dilatazioni. È inoltre significativo che la ricerca psichedelica (Boards of Canada di Music Has The Right To Children) e meditativa (Brian Eno) si riduca alla sola, spettrale, Receiver, costruita su ottimi arpeggi al sintetizzatore; un dettaglio in un lavoro in cui spicca, in maniera decisiva, la compenetrazione tra paesaggi elettronici ed energie del rock.

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