Recensioni

6.9

E’ arrivato il momento del debutto sulla lunga distanza per Camilla Lobo a.k.a. Tropic of cancer, artista losagelina che ha passato anni disseminando singoli ed EP per Downwards, Ghostly international, l’italiana Mannequin e naturalmente Blackest ever black. Un percorso che ha permesso alla Lobo di nutrire un folto seguito negli ambienti wave già pronti a incoronarla tra le nuove dark-queen stile Chelsea Wolfe e Zola Jesus, nonchè una certa attesa per l’uscita di Restless Idylls che, diciamolo subito, è buon debutto ma non fa il botto.

Partiamo col dire che il ritorno in casa B.e.b. è segnato dalla supervisione dei due compagni di sempre: il Silent Servant Juan Mendez, nel 2007 membro effettivo dei Tropic of cancer, ma soprattutto Regis, boss Downwards con alle spalle parecchie intrusioni nell’etichetta di Kiran Sande, e capace dunque di garantire senso di appartenenza e qualità. A uscirne è un suono decadente tra Joy Division e influenze ’80s ma, a differenza del passato, si trovano anche riferimenti a quello shoegaze etereo che è marchio di fabbrica della concittadina Tamaryn. Questo perché oltre al binomio drumming/synth dal puro sapore analogico che è alla base dei rimandi wave, la Lobo si diletta abbondando con suoni drone, inabissando la sua voce lasciva sotto una moltitudine di echi e riverberi.

Le iniziali Plant Lilies in my Head e Court of Devotion hanno il polso dell’intero album: suono circolare e geometrico, dream-wave imbottita di oscurità, approccio sempre minimale con o senza beat. Non si va oltre perché Restless Idylls è un lavoro concepito monocorde e al massimo può offrire variazioni sul tema: Hardest Day e More Alone con un 4/4 leggermente più spinto, Wake at Night che in contraltare gioca quasi esclusivamente sulla saturazione del suono, in mezzo i giusti punti di fusione suggestivi e forse ridondanti come Chidren of a Lesser God.

Ok quindi, la Lobo debutta bene, ma è difficile preferirla ad altre artiste sui generis. Non parliamo tanto del binomio Wolfe/Jesus che rimane sullo sfondo, quanto del parallelo con la nostrana Mushy: lei è esattamente sullo stesso tracciato e alla resa dei conti propone lavoro più vario e affascinante.

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