Recensioni

Il punto di partenza è per forza di cose So Long, See You Tomorrow dei Bombay Bicycle Club. Il quarto album della band britannica ha segnato anche il suo apice in termini di critica e, soprattutto, di pubblico, con una memorabile esibizione al festival di Glastonbury del 2014. Elettronica, esotismi, indie e un particolare periodo d’ispirazione convivono in quello che è stato l’ultimo album dei Bombay Bicycle Club prima che i vari membri si prendessero una lunga pausa per dedicarsi ai progetti solisti. Toothless, il moniker del bassista Ed Nash, va ovviamente contestualizzato in questi avvenimenti, e il suo debutto dal titolo The Pace Of The Passing rientra in pieno in queste dinamiche.
L’album ha un grosso limite e un grande pregio: suona esattamente come un disco di b-side dei Bombay Bicycle Club ma allo stesso tempo è formato da belle canzoni, ben arrangiate e forti di un gusto pop mai alieno alla band. Charon parte con sample vocali e un indie-folk che riprendono da vicino episodi di Flaws e di A Different Kinf Of Fix, stessa cosa l’episodio più pop del disco Sisyphus. In Alright Alright Alright si sente la mano del produttore (e voce dei BBC) Jack Steadman, The Sun Midlife Crisis ricalca le sonorità dei Fleet Foxes, Party For Two viene arricchita dalla presenza vocale di Liz Lawrence (sì, anche lei coinvolta nel gruppo britannico, ha preso parte al tour di supporto a So Long, See You Tomorrow). The Pace Of The Passing è dunque un album troppo legato al sound della casa madre, ed è un vero peccato perché si lascia ascoltare con piacere fino alla fine. Il problema è che arrivati all’ultima traccia, viene voglia di riprendere in mano un qualsiasi disco dei Bombay Bicycle Club e ci si dimentica ben presto di Toothless.
È difficile fare i conti coi fantasmi del passato. Per Ed Nash le intenzioni sono più che buone e il suo esordio solista scorre via gradevolmente, ma rimane un disco strettamente legato all’arcipelago sonoro della sua band.
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