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Sono sempre stato convinto che oggetti, persone, luoghi fossero animati ed attraversati da impercettibili vibrazioni dotate di un ‘suono’ unico e distintivo. Un suono dotato di un linguaggio proprio e in grado di mettere in comunicazione sfere sensoriali anche diametralmente opposte tra loro. Non è assurdo pensare che l’opera prima prodotta dal trio marchigiano, formato da Michele Duscio, Leonardo Francesconi e Francesco Savoretti sotto il moniker Tipografia Sonora, prenda forma da input concettuali poco dissimili.

L’album omonimo è un omaggio sincero all’opera del celebre fotografo senigalliese Mario Giacomelli, noto per il suo approccio tanto umano (realista) quanto simbolico alla ricerca fotografica: i suoi scatti esplorano temi quali il dolore, la solitudine, la morte attraverso un gioco netto di contrasti – alla stregua di un fauvista del bianco&nero – e distorsioni del reale con l’obiettivo di far emergere significati profondi e universali. Nel ‘doppio visivo’ creato da Giacomelli anche la rappresentazione di scene semplici e rurali come contadini al lavoro o scorci paesaggistici della Romagna assumono una valenza metaforica carica di significati in rima con la lotta esistenziale e sociale.

Tipografia Sonora, a partire dal suggestivo artwork della copertina, pone l’accento proprio sulla trasfigurazione paesaggistica (ad opera di Giacomelli) delle colline marchigiane, simbolo della memoria per i membri del trio ma anche occasione per valorizzarne la portata storica e culturale. Il risultato è un lavoro densamente stratificato, al pari della sonorizzazione cinematografica, e frutto di una medesima immersione totalizzante nell’opera di Giacomelli: il ‘doppio visivo’ tramuta in un ‘doppio sonoro’ – calibrato su un dimensione parimenti acustica ed elettronica – che sgorga da flebili linee di piano (Rami Spogli), quasi a voler ricreare il suono dei pendii delle colline, innestando tappeti di percussioni tramite loopstation ed effetti, filtrati e saturati da sovraincisioni (tecnica analoga a quella usata da Giacomelli per le sue foto) fino a determinare una struttura definita su cui i musicisti inseriscono, infine, partiture acustiche.

Tutto vibra e tutto si trasforma nella visione sintetica del trio, abile nel far dialogare tra loro background artistici che spaziano dalla world music e della ricerca (Savoretti), elettronica e new disco (Duscio) e jazz/classica (Francesconi). Anime che si svelano lungo una tracklist la cui narrazione è spesso affidata proprio alla voce del fotografo marchigiano (Interiorità) e che, nell’intento di immortalare in musica il contorno preciso del paesaggio, scivola nei terreni più eterei dell’ambient (Testa tra le nuvole), dell’elettronica (iper)dopata (Grano), della classica riletta alla luce di reminiscenze nu-disco (Spazio, Tempo, Luce) e del jazz sperimentale in chiave The Necks (Ombre e Clangori).

Sicuramente l’aspetto più affascinante del progetto Tipografia Sonora – a partire dalla natura sinestetica del naming – sta nell’esser riusciti a dare una voce credibile e viva ad immagini scritte con la luce. La magia dell’inafferrabile che vibra, riverbera, crea echi, si affievolisce per poi trasformarsi e continuare a risuonare in un territorio che non è più spazio fisico ma luogo del possibile.

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