Recensioni

7.5

La creatura musicale di Taylor Kirk è da sempre una realtà difficilmente catalogabile, uno strano mostro dai contorni indefiniti e dai mille occhi. Hot Dreams, il quinto album in studio dopo l’ottimo successo di Creep On Creepin’ On, riconferma la natura aliena e poliforme dei Timber Timbre, e il punto di partenza è ancora un cantautorato atipico che scava e ricostruisce nella tradizione americana.

La strategia del gruppo è dunque una fortissima personalizzazione degli standard del pop, quello classico e senza tempo che da Elvis e Sinatra in poi ha creato un genere e un immaginario a sé stanti, un mondo parallelo e ultra decadente che i Nostri dimostrano ancora di maneggiare alla perfezione. Il lavoro di Kirk e compagni si concentra infatti sulla rivisitazione della propria nostalgia, e il risultato, anche se non perfetto, colpisce nel segno: i rintocchi incombenti di Beat The Drums Slowly introducono a un viaggio intenso e a tratti inquietante, immersi, ancora una volta, in quell’estetica notturna e immobile che da sempre caratterizza il suono dei Timber Timbre. Il tono è confidenziale, strisciante, a volte perfino claustrofobico: è, insomma, la cifra stilistica a cui siamo abituati, ovvero un pop derivativo e citazionista, ma del tutto spontaneo, che si concretizza soprattutto in sonorità black e soul, ma anche disco, come mostra Curtains?, pezzo che sembra ripescato dalla colonna sonora di un poliziesco degli anni ’70. Ma è soprattutto il crooning l’elemento più riconoscibile dell’album, declinato ora nell’organo sofisticato di Bring Me Simple Man o nell’orchestrazione fumosa di This Low Commotion, ora nello standard soft-country di Grand Canyon, debitore verso la classicità del miglior Roy Orbison.

Una menzione speciale va alla title-track, un pezzo in grado di rendere Hot Dreams un disco comunque importante, e non soltanto un discreto intermezzo: accompagnato dal sassofono struggente di Colin Stetson, Hot Dreams non è solo la canzone migliore dell’album, ma un autentico capolavoro, che conferma come la scrittura dei Timber Timbre sia ancora in grado di evolvere verso qualcosa di nuovo ma allo stesso tempo profondamente classico. A dimostrarlo, chitarre avvolgenti, arrangiamenti cinematici, atmosfere seducenti e il fosco baritono di Kirk, per un brano che trasuda anima e desiderio, romanticismo e una sottile minaccia, “voglio seguire, seguire attraverso tutte le mie promesse e minacce per te, bambina”. Un’inquietudine sotterranea ma invitante, per un pezzo atemporale e definitivo, semplicemente splendido, emblema di un’intelligenza musicale sofisticata ed altamente evocativa.

Se tutti gli altri brani fossero stati all’altezza di Hot Dreams, avremmo avuto uno dei dischi più belli degli ultimi anni. Anche se non è così, vale la pena ribadire l’alta qualità di questa prova, a testimonianza dell’enorme fascino che i Timber Timbre sono ancora in grado di esercitare.

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