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6.5

Se questo Mercoledì fosse stato girato nei primi 2000, la paladina della famiglia Addams avrebbe ascoltato i My Chemical Romance. Per due ragioni: uno, la serie Netflix di Tim BurtonMiles Millar e Alfred Gough dà una cifra contemporanea alla storia, trasportando Mercoledì in un mondo popolato di smartphone e social network. Due, gli otto episodi sono un teen drama per eccellenza, che trovano sulla piattaforma streaming la giusta collocazione.

Partiamo infatti da un presupposto: Mercoledì (in inglese Wednesday) è un teen drama. Ha un target specifico (gli adolescenti) e non cerca di essere altro. E va bene così: il coming-of-age della protagonista va di pari passo con la risoluzione del mistero che avvolge la città di Jericho, la vicina cittadina delle Nevermore Academy. La paladina degli Addams viene spedita in questa scuola per reietti popolata da ragazzi con poteri speciali: ci sono lupi mannari, ragazzi con la testa di Medusa o in grado di soggiogare la gente con il “canto delle sirene”, e poi c’è Mercoledì, che ha delle visioni provenienti sia dal passato che dal futuro. Un terribile mostro si aggira per Jericho e uccide studenti e professori della Nevermore Academy…

Sulla scia del suo idolo letterario, Edgar Allan Poe, Mercoledì Addams indaga sull’identità del mostro. Lo fa perché si annoia? Perché questo caso è di ispirazione per il suo romanzo? Sì, ma non solo. Di per sé, il mistery è lineare ma prevedibile: non ci sono grossi colpi di scena e perfino la scoperta di chi si nasconde dietro il mostro non arriva con molto shock, né tantomeno sorprende il ruolo della cattiva di Christina Ricci nei panni della professoressa Marilyn Thornhill, «troppo strana per la gente normale e troppo normale per i reietti». Del resto, il personaggio di Ricci (che qui ci regala una performance molto simile a quella già data in Yellowjackets) esprime, proprio come Mercoledì e Tyler (il ragazzo dietro il mostro), il bisogno di affermare la propria identità, di ritrovare le proprie radici e costruire relazioni. Ed è proprio qui che risiede la forza del mistery: questi personaggi vivono nell’ombra, in un microcosmo sociale che ha le stesse gerarchie di un normale liceo, ma nella cattura del mostro trova la spinta nel fare comunità, nel riconoscere i proprio pregi e affrontare i propri demoni. Mercoledì, in particolare, a fine serie non solo rivaluta l’importanza delle amicizie, ma ammette anche che sì, lei è una reietta, ma non per questo non le importa del parere degli altri.

Ed è qui che si riconosce la mano di Tim Burton, che ha diretto i primi quattro episodi della prima stagione: i suoi personaggi spesso sono strambi, sono degli outcast, ma non sono cattivi. Sono degli incompresi che la società ha tagliato fuori (pensate a Edward mani di forbice, ad Ed Wood o alla Emily de La sposa cadavere), ma profondamente bisognosi di amore, come se fossero ancora un po’ bambini. L’impronta del regista si riconosce anche nella messa in scena, nell’occhio attento al decor e ai costumi, ma anche nella musica di Danny Elfman (Nightmare Before ChristmasBeetlejuiceBatman), molto più qui che nei suoi recenti lavori (vi dice niente Dumbo, recensito su queste pagine da Davide Cantire?)

La cosa migliore della stagione è proprio lei, Jenna Ortega nei panni di Mercoledì. Il rischio di avere un personaggio bidimensionale o stereotipato era alto, ma la sua scrittura permette di esplorare lati inediti della ragazzina di casa Addams, a cominciare dal rapporto conflittuale con sua madre Morticia (Catherine Zeta-Jones), nulla di diverso da ciò che vivono le teenager di tutto il mondo. Ortega è accattivante, carismatica, reietta sì ma, in fondo, molto popolare: fa strage di cuori e si circonda (suo malgrado) di molti amici, tutti elementi che, nel linguaggio dei teen drama, si traduce in successo. Aggiungiamoci poi che questa Mercoledì è molto più “socialmente accettabile” della sua versione anni ’90: suona il violoncello, tira di scherma, scrive e legge, ha il sarcasmo giusto per fare dissing su Twitter. E vogliono convincervi che sia strana o da allontanare?

Altra cosa caratteristica della serie è il suo gusto estremamente pop, tra citazioni diverse che vengono dal mondo dell’horror, anche quelle più blasonate (ad esempio, il richiamo a Carrie nell’episodio del ballo scolastico). Ma ancora una volta, va bene così: ciò che è già visto per un non più ragazzino, è totalmente nuovo per un adolescente a cui, ripetiamolo, Tim Burton si rivolge.

Tutto sommato, Mercoledì è un prodotto godibile che deve molta della sua fortuna all’attrice protagonista. Viene da chiedersi, a questo punto, chissà come sarebbe stata senza di lei, ma soprattutto: come la prenderebbe Mercoledì a sapere che ci sta così simpatica?

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