Recensioni

«It’s possible to make a good dirty movie», afferma il giovane cameramen con aspirazione artistiche che compone la troupe cinematografica al centro di X, nuovo film di Ti West – specializzato in horror, ma dietro la macchina da presa anche per alcuni episodi di Tales Of The Loop e Them – con il marchio dell’iper-attiva A24, presentato al SXSW, uscito all’estero a marzo e in distribuzione italiana dal 14 luglio 2022 grazie a Midnight Factory (con l’orrendo sottotitolo A Sexy Horror Story, per assicurare un’altra dose di brividi…). X è molto più interessante per quel che cela sotto ai suoi strati narrativi principali, per merito di un’ideazione concettualmente intrigante e di un approccio che non è trito definire politically uncorrect, che per le vicende esplicitamente mostrate, per quanto godibili.

Il tutto è ambientato nel 1979, in Texas, anche se le riprese si sono svolte in Nuova Zelanda, e ruota attorno al making of di una pellicola porno a basso budget a opera di uno sgangherato gruppetto che, oltre al succitato cameramen e innocente fidanzata-sound operator (Jenna Ortega, lanciata come screen queen di nuova generazione e attesa come Mercoledì Addams nel relativo telefilm di Tim Burton), schiera un produttore (Martin Henderson), due cosiddette attrici (Mia Goth e Brittany Snow) e un cosiddetto attore (il rapper Kid Cudi).

L’aria odora subito di american dream, ma è viziata, cocente, riarsa dal sole. La natura – habitat perfetto per gli alligatori – e la sporcizia del Sud degli Stati Uniti si collegano direttamente a Le colline hanno gli occhi e in primis a Non aprite quella porta, l’originale ovviamente, tanto che lo stesso titolo X è un riferimento al rating ottenuto da Tobe Hooper nel 1974. Ci sono gli elementi propri del survivor movie vecchio stile, con riprese “sporche”, final girl del caso e ulteriori omaggi assortiti (Shining incluso – per inciso, Stephen King in persona ha molto apprezzato il tutto).

Da queste lande risapute e ampiamente battute si snodano però molteplici spunti: in parte, il meta-giochino dell’obiettivo nell’obiettivo (a tal proposito, andate a recuperare il recente e sensazionale Censor di Prano Bailey-Bond); sopra ogni altra cosa, una doppia linea di conturbanti opposti complementari. Cinema di basso e alto livello, dopodiché liberazione sessuale e conservatorismo delle istituzioni familiari, peccato e religione (con senso del mistero sacro-profano affine alla bella serie televisiva Servant), di conseguenza probabilmente Dio e Diavolo (chi sono chi?). Poi, giovinezza e vecchiaia-decadimento, con implicazioni della percezione del corpo: l’allegra brigata alloggia infatti nella fattoria di un’anziana coppia a dir poco inquietante.

Parlare di opposti, complementari o meno, come le due linee che si incontrano-scontrano graficamente nella lettera “X”, è inevitabile anche per via della doppia interpretazione offerta allo spettatore ignaro da Goth (un cognome che è quasi un lusso genetico, in passato nell’ottimo dark sci-fi filosofico High Life di Claire Denis), nei panni sia dell’enigmatica e avvenente aspirante star Maxine – «I’m a fucking star! The whole world is gonna know my name, I will not accept a life I do not deserve» – sia della mesta e decrepita ballerina mancata Pearl (previa una decina di ore trascorse al reparto trucco: a volte il make up massiccio serve sul serio, non soltanto per il circo dell’Academy). West ha spiegato di aver sempre pensato a loro come a personaggi differenti (addirittura fianco a fianco, a letto, nel momento in assoluto più creepy), eppure come se fossero la medesima persona.

Qui non fa paura ciò che si vede, anche se il mood è di certo sinistro, supportato dalla scurissima colonna sonora di Tyler Bates e Chelsea Wolfe, con la cover di Oui Oui Marie di Arthur Field a fornire anima alla sequenza-turning point, ad alternarsi a canzoni d’epoca (Landslide dei Fleetwood Mac è strimpellata-intonata realmente da Cudi e Snow). È la vita vera, tra ipocrisia a stelle e strisce, rimpianti, necessità di deviare dalle aspettative altrui e proprie aspettative in frantumi, a spaventare sul serio. Dal gran daffare per i girati di The Farmer’s Daughters, il film per adulti in lavorazione di cui sopra, si deve attendere almeno un’oretta per la partenza della mattanza slasher, prodiga di truculenze sanguinarie sebbene i salti sulla sedia siano non di rado abbastanza telefonati, sino al colpo di scena finale, che apre una pletora di libere interpretazioni, in probabile loop.

Questa ampiezza di traiettorie è confermata dall’annuncio di un prequel, Pearl, scritto da West assieme a Goth, realizzato in segreto in contemporanea a X, ambientato durante la Prima Guerra Mondiale e annunciato come una sorta di «demented Disney movie». Se non siamo dinnanzi alla generazione di un nuovo franchise di culto, di sicuro si parla almeno di una trilogia in divenire. Intanto, sì, è ancora possibile fare un buon film horror. Oscillando tra freschezza e classicità (tra Maxine e Pearl…).

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