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Le Red Rocks sono due speroni di rossa roccia che affiorano dalla terra del Colorado, USA, tra la quali si è creato un anfiteatro quasi naturale, perfetto impatto scenico per qualsiasi live performance. E’ qui che l’estate scorsa i quattro Mumford and Sons hanno suonato due date sold out dalle quali è stato ricavato il girato alla base del film firmato da Fred&Nick. Registi capaci, che hanno lavorato anche con Laura Marling e Robbie Williams, tra gli altri.

The Road to Red Rocks documenta in maniera efficace il successo della band inglese in terra americana e ha il sapore di un omaggio ai fan per il successo del loro secondo disco, Babel. Seppure la performance non sia certamente caratterizzata dal risparmio delle energie, la dimensione live non fa che confermare le impressioni di cui si scriveva qualche tempo fa per l’uscita del disco. Nonostante il successo planetario li abbia baciati, permettendogli di incanalare le proprie energie in qualsivoglia direzione, Marcus Mumford e i suoi sodali proprio non hanno sviluppato nessun artigianato compositivo che vada oltre il modello da busker intro con chitarra e pieno orchestrale.

Al di là dei gusti personali, mettere in fila le dodici canzoni live di Red Rocks con un disco a caso di Bon Iver, Fleet Foxes o, peggio ancora, un album a caso della tradizione folk-rock britannica a cui si ispirano apertamente, mette i Mumford and Sons in una situazione quasi imbarazzante: poco pathos e monotonia strutturale dei brani, in un continuum sempre uguale a se stesso. Per tacere del fatto che dal punto di vista tecnico si tratta di musicisti poco più che mediocri: niente a che vedere con un Bert Jansch o nemmeno con la backing band di Josh Tillman che abbiamo sentito recentemente dal vivo.

Questo non sposterà di una virgola il numero delle copie vendute, che continueranno probabilmente ad essere sempre in crescita. Sul perché ciò accada, possiamo solo ipotizzare che il loro combat-folk all’acqua di rose è perfetto per colpire qui come là in America, tra i giovani e tra i meno giovani, tra chi cerca nella musica solo facili espressioni muscolari e chi trova poetico un verso come “it’s not your fault but mine”.

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