Recensioni

6.6

Tra le tante cose “revivalizzate” negli ultimi anni, mancava ancora all’appello il girl-pop di Spectoriana memoria, quello di Ronettes e Shirelles per intenderci. Bobby Narry (a.k.a. Monster Bobby), giovane quanto eccentrico musicista di Brighton, deve essersene accorto e poco più di due anni fa, improvvisatosi manager, ha ben pensato di mettere su il progetto Pipettes: tre ragazze della porta accanto – Gwenno, Becki e Rose – avvolte in vestitini a pois e acconciate alla Sixties, con tanto di backing band (The Cassettes) e annesso repertorio di coreografie e mossette. La cosa pare aver funzionato, e grazie anche a un fitto passaparola tra bloggers e a un paio di singoli azzeccati arriviamo a questo We Are The Pipettes, licenziato da Memphis Industries.

In equilibrio tra parodia semivolontaria e recupero d’antiquariato, la musica va di conseguenza con il concept dell’operazione e riporta dritti a un preciso momento della storia del pop, “prima che i Beatles arrivassero a rovinare tutto” (come dichiarano i comunicati stampa). Il linguaggio però è quello di certo indie attuale: il suono infatti è in bilico tra Sessanta (dal più classico soul Motown al doo wop e al twist, fino ai Beach Boys di Sex) e quello di band che a quelle sonorità si sono palesemente rifatte come Architectures In Helsinki, Camera Obscura (One Night Stand), Belle and Sebastian (Dirty Mind), e se qualcuno si ricorda le antiche fascinazioni di Morrissey e Johnny Marr per il periodo musicale in questione non sarà perfino difficile trovare tracce di Smiths (sentite un po’ le chitarre in A Winters Sky). Una produzione sapiente e impeccabile suggella uno dei prodotti del pop usa-e-getta meglio confezionati – e divertenti, diciamolo – degli ultimi tempi, perfetta party music per tutti: indie kids in vena di sano cazzeggio, inguaribili nostalgici del pop che fu, maniaci del kitch d’annata. Da consumarsi preferibilmente entro il 2006.

 

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