Recensioni

È un patchwork malinconico ma non per questo dalle tinte necessariamente scure, il nuovo lavoro dei The Orange Beach. A cinque anni di distanza dall’esordio Fuzz You!!! la formazione casertana composta da Paolo Broccoli (chitarre), Agostino Pagliano (voce e basso) e Maurizio Conte (batteria) si arricchisce di un nuovo elemento, con l’ingresso di Antonio Perillo alle percussioni. Con Amateurs il quartetto riprende il suo cammino da dove l’aveva interrotto, mettendo insieme esperienze personali, viaggi, suggestioni e incontri in un lavoro estremamente diversificato e riempito con le più svariate intuizioni.
Mescolanze di suoni, talvolta anche di culture, con l’obiettivo di ricreare scenari singolari su cui affacciarsi con curiosità. Con le chitarre quasi sempre in primo piano, la band si muove tra funk psichedelico e rock sghembo, un po’ punk, un po’ lo-fi. Si utilizza quel che serve, insomma, per rievocare realtà al limite, quasi surreali, come una vecchia base Nato abbandonata nel nulla (Proto) o un disagio inconfessabile d’amore (The Unpredictable). Le soluzioni proposte riescono con passo altalenante a trovare una loro strada, anche se l’estrema varietà stilistica del disco, pur suonando a tratti compiuta, mostra anche qualche punto debole in termini di identità.
Pop1G è un po’ il simbolo di tutto questo collage delle buone intuizioni, ma si torna subito con i piedi per terra con la cover dei Tears For Fears Everybody Wants To Rule The World, che non riesce ad andare oltre il mero divertissement. Brani come la conclusiva Waterfall riaccendono invece il furore di un rock ruvido autentico che, probabilmente, ha ancora qualcosa in più da dire. Un buon punto di ripartenza insomma, per portare a casa quanto di buono maturato in questi anni e da cui ripartire con ancora più convinzione.
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