Recensioni

7.1

Queer, musulmani e di colore, i Muslims sono un trio punk-core della North Carolina che ha debuttato lo scorso settembre via Epitaph con il quarto lavoro in studio. Fuck These Fuckin Fascists è un concentrato politico e sardonico di furia e melodia, accompagnato da una copertina che già dal colpo d’occhio la dice lunga sulla visione della band riguardo a MAGA e più in generale sulle destre contemporanee: un John Lydon in versione cartoon che prende un bel pugno in pieno volto.

Il disco arriva con la stessa brillantezza dinamica di Kerplunk dei Green Day, ma veicolato da un impegno politico frontale e un tiro più furioso e viscerale. Ispirato dal corrosivo sguardo satirico dei Dead Kennedys, ma soprattutto dalla lungimiranza di Poly Styrene degli X- Ray Spex, dal proto-punk dei detroitiani Death e dall’immancabile sagacia dei Bad Brains, il gruppo si scaglia ferocemente contro il razzismo odierno – la title track entra a pieno titolo nei nuovi anthem contro qualsiasi oppressione – e la brutalità della polizia (Crotch Pop A Cop, Hands Up, Don’t Shoot), ribadendo inoltre che nessun essere umano è illegale con il palm-mute trascinante di Illegals, brano che apre nell’inciso con uno slogan tanto diretto quanto dirompente («No one’s illegal but white people»).

Il pop-core di Unity accusa sia Repubblicani che Democratici di aver favorito i suprematismo bianco, il vortice trattenuto di GCDC si scaglia contro il capitalismo che sostiene il conflitto sociale, esplodendo nell’inciso senza mezzi termini, il minuto e mezzo di Coronavirus non le manda a dire agli… “stolti” che non utilizzano le mascherine, mentre il cow punk di Live Laugh Lead prende di petto i finti liberali incapaci di schierarsi realmente contro l’ingiustizia sociale. L’eccelso siparietto finale di John McCain’s Ghost Sneaks Into The White House And Tea Bags The President riprende la memoria del defunto repubblicano comunemente descritto dalla pubblicistica come liberale e buono, per dire che una figura del genere non sia mai realmente esistita nella storia.

12 fulminanti tracce che raramente superano i due minuti – e a distanza di sicurezza dai tre – mostrando non solo come la band abbia un messaggio sincero, energico e molto valido, ma anche la personalità di maneggiare la materia da renderla ancora attuale e perspicace. In definitiva, i Muslims ci mostrano come il punk possa essere sia divertente quanto un mezzo ancora valido per dire la propria e con un certo stile.

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