Recensioni

C’è stato un periodo, a metà anni 00s, in cui a cadenza regolare veniva annunciata dalla stampa inglese la next big thing di turno, tirata fuori dal vaso di Pandora scoperchiato dai Libertines a inizio decennio (non facciamo nomi ma si tratta davvero di moltissime band, per lo più evaporate in un soffio, salvo poche, significative eccezioni). Per chi ha vissuto quei tempi, l’arrivo sulle scene dei Molotovs ha quindi un certo sapore di dejà vu, soprattutto alla luce della fanfara promozionale che accompagna questo loro debutto discografico: un fratello e una sorella poco più adolescenti (Matt e Issey Cartlidge, lui a voce e chitarra, lei al basso – più il batterista Noah Wiley in classico e tiratissimo assetto power trio), con già centinaia di concerti alle spalle, un imminente tour di spalla a Yungblud ed endorsement stellati di gente come Green Day e Paul Weller.
E in effetti il look è proprio quello mod che campeggiava sulle copertine dei Jam; un’affinità/discendenza – non solo stilistica, ma di spirito e attitudine – puntualmente e piacevolmente confermata dall’ascolto delle undici tracce veloci, facili e godibilissime che compongono Wasted On Youth: dall’inno in chiusura Today’s Gonna Be Our Day alla traccia omonima (generazionali chiamate alle armi contro l’apatia di oggi, in osservanza alla rabbia welleriana di allora – e com’è giusto che sia), passando per la scrittura già matura di Geraldine (in odor di Costello) e Nothing Keeps Her Away (vicina, oltre che al Modfather, a certi Replacements acustici).
E certo, dopo averle evocate in apertura non possono mancare tracce marcate del Pete Doherty più ispirato e incendiario (il garage-punk selvaggio di Get A Life e More More More, con tanto ritornelli pop a regola d’arte); ma la differenza principale con le guitar band di vent’anni fa consiste nell’aver assorbito anche corpose particelle anni ’90, dagli immancabili Oasis (quelli del primo album, in Daydreamer) ad Ash e Menswear (Popstar); stranamente, ma non troppo, ci sono persino spore grunge in corto circuito (non sono i Pearl Jam quelli evocati in Come On Now?!). Revival mod o revival britpop, allora?
Poco importa; al netto di una auspicabile maggiore messa a fuoco in futuro, la solidità non si discute e i numeri per un più che promettente esordio ci sono tutti – anche se per avallare la nostra benedizione basterebbe solo il fatto che gli stessi fratelli abbiano annoverato tra le influenze gli Undertones.
Amazon
