Recensioni

6.7

Esiste una sorta di sottotesto, in questo 12” EP in vinile dei The Leftovers, che ha a che fare soprattutto con le mutazioni della parte ritmica, quest’ultima intesa come una sorta di materia molliccia e plasmabile a piacimento. Tanto che il disco pare un inseguimento in bilico tra musica concreta, un tribalismo africano con sbandate motorik, drum & bass sfibrata (Crocky) e singhiozzi ripetuti che alternano spazi liberi e rumori.

La band fa capo a Martino Marini e Niccolò Daniel Rufo (con l’ausilio di Gaia Polloni e Stefano Meucci) ed è una creatura stramba ma affascinante, al pari dei compagni di etichetta Tru West (in cui rientra Rufo), «lontana dalla mentalità da club e dal funzionalismo». L’album è una combinazione di improvvisazione (il lato Costumi) e brani scritti (il lato Usi), in cui un’Africa sciamanica e post-industriale (Usi e Costumi) viene a compromessi con un funk da Twilight Zone (Roswell Stomp), per poi dare il via sul lato B a un sabba balbettante e ossuto (Drop Ya Hat) e a una chiusura che sembra voler citare una versione più percussiva di certi scambi di Conrad Schnitzler (Ghostly Haze).

Disco surreale e fuori dal tempo, come molte delle produzioni Marmo Music, ma capace di intrigare con la sua originalità

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