Recensioni

Di sicuro l’esser sceso di quasi duemila km lungo la west coast ha inciso nelle musiche di Lars Finberg. Ricollocato nella città degli angeli, cui dedica la sensuale e sexy opener I Like LA come dichiarazione d’intenti, il buon Lars è ormai lontano, non solo fisicamente e cronologicamente, dalle storture noisy-garage degli A Frames e delle prime, casalinghe esperienze targate The Intelligence. Seguendo un percorso sottotraccia già riconoscibile all’altezza di Fake Surfers – e reiterato nel successivo Males – una volta messo piede stabilmente in California sembra aver tolto ogni dubbio e svelato, etimologicamente, il cuore pulsante delle musiche a nome The Intelligence: gli anni ’60.
La scelta della cover di Little Town Flirt dei Del Shannon, anno di grazia ’62, è più di un indizio. È un’altra dichiarazione d’intenti bella e buona che si spande come brillantina unta lungo tutte le restanti 12 tracce. Accompagnato al solito da una formazione ampia e tentacolare – sono della partita ben dodici componenti equamente divisi tra maschietti e femminucce, coordinati dall’altra vecchia volpe garage Chris Woodhouse – Finberg si diletta in numeri d’altissimo spessore sospesi tra piglio garage e gusto sixties. Melodici e zuccherosi come quando va di leggerezza (quasi)acustico-bucolica piena di rimandi flower 60s (Techno Tuesday) o aggro e profumati di post-punk (& roll) quando spinge sull’acceleratore dell’acidità (The Entertainer, Evil Is Easy); perfetti quando trova le giuste misure e un perverso equilibrio come in Return To Foam o Reading And Writing About Partying.
D’altronde l’aveva dichiarato da qualche parte sul web che questo sarebbe stato il “most accessible and weirdest record yet” per la sua formazione. Come non credergli, soprattutto dopo aver mandato in loop questo album scanzonato, corposo, strambo ed estivissimo?
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