Recensioni

5.5

Dopo un EP di belle speranze, l'intervista e il nostro speciale di qualche mese fa, le aspettative dietro all’esordio lungo di The Hundred In The Hands erano moderatamente alte. Ci piaceva l’equilibrio di synth pop, post-punk e disco che quella manciata di brani sapeva citare, confezionare e, perché no, cavalcare.

A Jason Friedman e Eleanor Everdell la banalità pareva di fatto non appartenere e invece in quest'omonimo di ovvietà 4AD fuori tempo massimo e superflui tasselli Ottanta (Pigeons, Commotion) ce n'è eccome, quasi come se i due avessero proprio voluto – o non avessero proprio potuto – nascondere la voglia di moda a tutti i costi.

Nel mix di dream, synth e fine 80', Friedman ed Everdell non possiedono la classe dei Blonde Redhead – il cui ultimo Penny Sparkle si muove decisamente meglio nel solco 4AD  -, eppure le tracce maggiormente rarefatte (Killing It, la finale The Beach) risultano le più convincenti, quelle cioè che asciugano la tecnica (leggi: pilota automatico) e mettono al primo posto l’atmosfera, la grande assente del disco.

I HITH bruciano le tappe: al sophomore ci arrivano con il disco d’esordio, ma si è sempre in tempo a invertire la tendenza.

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