Recensioni

La storia e l’evoluzione artistica dei Dodos, duo di San Francisco attivo dal 2005 formato da Meric Long (voce e chitarra) e Logan Kroeber (batteria), hanno un fattore in comune che fino ad oggi, oltre a far apprezzare il gruppo, ne ha di fatto rappresentato il vero elemento peculiare: la linearità. Sin da Beware of the Maniacs, primo lavoro in studio che nel 2006 ebbe il merito di lanciare i Nostri come nuovi portavoce del folk della costa ovest, i due hanno cercato di dare voce alle narrazioni rivestendole con il classico e tradizionale suono folk americano.
A distanza di otto anni, e con alle spalle ben quattro capitoli discografici, Long e Kroeber sembrano apparentemente non volerne sapere di sottoporre a un cambio drastico il loro approccio creativo, ma in realtà quello che emerge dall’ascolto di Individ è un allontanarsi dagli schemi folk di matrice classica degli esordi. Il suono dei Dodos, infatti, pur tenendo fede al proprio essere, dà come l’impressione di essersi finalmente spinto oltre, portando a conclusione la manovra di virata iniziata con il precedente Carrier. Ora, all’intrecciarsi e al continuo inseguirsi di batteria e chitarra acustica, si aggiungono scariche elettriche (Bubble e The Tide) che oltre a portare l’essenziale suono dei due verso territori alt-rock (Goodbye and Endings guarda contemporanemente agli Arcade Fire e ai Grizzly Bear), consentono a Logan e Kroeber di tenere costantemente sul chi va la l’ascoltatore. Si contano sulle dita di una mano, infatti, i momenti “blandi” che potrebbero rischiare di far scemare l’attenzione: Darkness, che nei suoi quasi quattro minuti riporta su canoni maggiormente dilatati, e la suite iniziale di Pattern/Shadow, brano in cui alla voce compare la Thee oh Sees Brigid Dawson e che lentamente scivola in una cantilena psych, rappresentano gli unici due episodi in cui i Dodos sembrano voler tirare le redini.
Il resto è una piacevole cavalcata che ci dà modo di capire verso quali orizzonti stiano puntando i Nostri. Le mosse future dei Dodos potrebbero riservare qualche sorpresa.
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