Recensioni

6.6

Anche il duo di San Francisco passa attraverso il classico album di riflessione sulla morte. Avessimo tempo per un’analisi più lunga, potremmo forse individuare quasi un genere a sé. Gli album che vi appartengono sono spesso definiti come “una svolta” nella produzione dell’artista in questione o un “elemento a parte” nella discografia. Ci è sempre sembrato bizzarro, visto che la storia della musica tutta è infarcita di brani ispirati da o sulla morte di qualcuno caro. Basti pensare ai requiem della musica classica o alla produzione blues delle origini, passando per le tradizioni folk di tutto il mondo. Quale il motivo, allora, della retorica che nel mondo indie circonda dischi di questo tipo? Saremo forse troppo cinici, ma talvolta abbiamo l’impressione che quest’aura, nelle analisi di dischi indie siffatti, serva più che altro a mettere al riparo dalle critiche elementi essenziali della produzione musicale come l’ispirazione e la capacità di suscitare emozioni e sentimenti.

Nel caso di Carrier dei Dodos, la quinta prova in studio arriva dopo la scomparsa del Christopher Reimer (Women) che si era aggiunto da poco alla band nelle sue escursioni live; l’album viene appunto presentato come un disco di sentimenti dimessi, riflessivi, in seguito a questo dolore. I due musicisti approfittano per ribadire il solco già ripreso con il precedente No Color dopo il passo – se non falso, almeno laterale – di Time To Die. Siamo quindi nei territori tra il folk del nuovo millennio stile Fleet Foxes (vedi anche certe armonie vocali “appalacchiane”), un continuo gioco di stratificazione “analogica” marchio di fabbrica del duo e un afflato Arcade Fire ancora più marcato, dovuto alla presenza – novità assoluta – della chitarra elettrica. Ciò non deve indurre a pensare che i ritmi siano alti. Al contrario, il disco riflette anche dal punto di vista dei tempi e dei toni un rallentamento, un sguardo più delicato, adatto appunto alla riflessione sulla scomparsa di un amico.

Sul cinismo abbiamo detto la nostra, e non ci aspettiamo che sia un’opinione (perché di questo si tratta) condivisa. Sugli aspetti musicali riassumiamo scrivendo che nonostante un elemento (l’elettrica) nuovo nella composizione, il discorso compositivo torna a battere i sentieri più graditi ai fan della prima ora. Sospettiamo che dopo una decina d’anni di carriera, i Dodos abbiamo esaurito la carica di freschezza nelle prime prove e stiano continuando a realizzare buone canzoni indie-pop rassicuranti.

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