Recensioni

All’epoca di No Cities Left catalogammo l’originale e coraggioso composto tra prog e Smiths (come a voler dire: ok, sono e voglio essere fastoso e autoindulgente) dei The Dears come ramificazione en passioner di Elbow e Doves.
Oggi, nel nuovo Gang Of Losers quelle atmosfere mèlo sembrano levigate per una serie di fattori che vanno dal minutaggio del disco (decisamente ridotto) agli arrangiamenti ben più asciutti, ma emerge anche una fondamentale componente che è la seguente: i The Dears non devono far rumore. prendiamo in esame Fear Made The World Go ‘Round, decadente ballad dall’attacco Roxy Music (il piano di A Song For Europe…) rovinata letteralmente, nel mezzo, da uno sciagurato eccesso chitarristico che ne pregiudica una bellezza altrimenti innegabile. Forse se provassero ad incaponirsi meno su volumi eccessivi e alquanto vani (vedi Ticket To Immorality e Death Or Life We Want You) per soffermarsi su quello che indubbiamente gli riesce meglio, per dire guitar-rock energico ma con cognizione (Bandwagoneers), ballata trasognata (You And I Are A Gang Of Losers), ovvia referenza smithsiana (Whites Only Party) e adult-pop (Find Our Way To Freedom), The Dears farebbero un favore a loro stessi ed alle casse della Bella Union.
Per ora si confermano uno dei gruppi più interessanti della contemporanea scena indipendente; ma qualcosina da rivedere c’è.
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