Recensioni

6.8

Narra la leggenda che il titolo di questo ep sarebbe tutt’altro che
gratuito. Le cinque canzoni in scaletta dovrebbero infatti aver visto
la luce in un fine settimana di sbracamento dopo una sbronza colossale.
A sentirle, ci si può anche credere. C’è un senso di ulteriore
appannamento sensoriale, un languido procedere di dolcezza in amarezza,
una vena di rimpianto che ammorba il brodo già malaticcio del Suburban Light, che rende sottile anche l’aria più viziata, seducendo con la sua indolenza ferita: vedi come la rumba vischiosa di North School Drive sembri smaterializzarsi tra i palpeggiamenti flebili del piano; oppure come Kelvin Parade si trascini tra cambi di tempo e d’umore, il codice genetico errebì scientemente disinnescato.

In attesa di affrontare la prima prova su lunga distanza, i Clientele
cincischiano quindi col proprio arsenale, mischiano le carte
introducendo nuovi inusitati elementi (i found voices e l’apprensione
filmica di Boring Postcard, l’excursus minimale del piano nella conclusiva Last Orders – malinconia Satie trafitta da un blues notturno), per poi rischiare di perdersi estenuando la forma-ballata di Emptily Through Hollowayoltre un ragionevole minutaggio. Ma i baluginii di chitarre sono al
loro posto, gli organi spandono il loro bordone sonnacchioso, il basso
non è mai stato tanto compresso, la voce è un flauto nutrito a
disincanto, il drumming sfarfalla strascicato e puntuale. Soprattutto,
c’è la sensazione di qualcosa che cova nella penombra: non tarderà a
sbocciare.

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