Recensioni

6.8

Se state cercando una band che faccia dell’inconfondibile 60’s sound non una semplicistica rivisitazione nostalgica quanto un affresco intinto nella modernità, allora non potete che virare sui Cairo Gang del musicista losangelino Emmett KellyUntouchable si mette in scia al precedente Goes Missing (2015), accentuandone però le peculiarità artistiche; quelle che hanno reso Kelly una solida spalla per artisti del calibro di Bonnie “Prince” BillyAngel Olsen e Edith Frost. Su tutto, una incredibile verve chitarristica, influenzata dalle recenti collaborazioni (Emotional Mugger/Ty Segall) con l’iperattivo Ty Segall e capace di rendere indefiniti i tratti di una nuova prova sospesa tra tante anime sonore.

Bastano appena otto tracce ai Cairo Gang per provare a disegnare un equilibrio claudicante, sospinto da spruzzate pop à la Beatles (Broken Record), riff psichedelici in chiave Velvet Underground (That’s When It’s Over) e momenti estatici dove il folk-noir riesce a farsi collante (Untouchable). È il segno di un cambio di rotta palpabile e dichiarato anche in calce alle note stampa che accompagnano questa nuova prova: «L’impressione è che il nostro sound si sia immerso in una piscina colma di pop in grado d’alleviare ogni forma di dolore». Untouchable è un disco che si lancia a perdifiato negli angoli più remoti dei rapporti umani, affrontati con un piglio arrembante e tradotti attraverso geometrie sonore che da un lato ammiccano alla sintesi garage-psych (In The Heart of Her Heart) in rotta 13th Floor Elevators, e dall’altro si caricano d’aloni weird (Let It Gain You) lasciando tracce che riconducono ancora una volta a Segall. Ma Kelly si diverte a giocare con umori e sfumature ed in chiusura piazza i brani meno spigolosi dell’album (Will It To Be e What Can You Do?), caratterizzati da un mood più riflessivo in scia al Jarvis Cocker altezza Different Class.

Il nuovo lavoro aggiunge poco alla già ottima parabola artistica dei Cairo Gang ma è utile a restituirci l’immagine di un ensemble abile nel sporcarsi le mani con un passatismo mai così invischiato in un discorso di sana modernità. Innegabili le doti in fase di composizione di Emmett Kelly, anima e corpo di un album che ha sul navigatore le coordinate di New York e Chicago.

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