Recensioni

Introdotti dalla bellissima esposizione di Re Delle Aringhe, autore anche della locandina della terza edizione, ricominciamo a stretto giro di posta e con ancora nelle orecchie la saturazione del wall of sound degli Hermetic con cui abbiamo salutato la prima giornata, la nostra indagine nel sotterraneo del Dal Verme, perfetta metafora dei suoni che in esso verranno dispersi. A inaugurare il day two del Thalassa troviamo Maria Violenza, minuta one-girl band che armata di chitarra, drum machines imbastardite e letteralmente imbizzarrite più ammennicoli vari ci offre uno spaccato del suo delirante mediterranean-medioriental-freak-pop show. Veramente notevole come antipasto e sinceramente dopo lo split con Gianni Giublena Rosacroce la aspettiamo al varco del full length. A ruota, incastrati sul mini palco del Verme e introdotti da volute di incenso, Al Doum & The Faryds ci deliziano trasportandoci nel loro mondo fatto di tribalismo e terzomondismo, vuoti e pieni, crescendo e diminuendo che trascina l’oriente prossimo su lande jazzy deformandole in suite psichedeliche più o meno acide e deliranti, tra dialoghi soffusi o accesi tra una strumentazione talmente ampia che tra corni improvvisati, percussioni varie, campanellini, flauti e quant’altro scatena un trip inarrestabile e irresistibile. Che ha letteralmente aperto il terzo occhio agli astanti.

Qualche problema tecnico ha causato una pausa eccessivamente lunga prima del set dei Jooklo Duo il cui free-jazz ostico e repulsivo ha respinto l’audience prima di lasciare spazio alla degna conclusione della serata. Il set di Virtual Forest, la sigla “elettronica” con cui si muove Marco Bernacchia a.k.a. Above The Tree ha decisamente concluso la serata in maniera eccellente, non tanto, come ci si sarebbe attesi viste le premesse “oniriche” del progetto quanto per potenza, pulizia di suono, capacità di educato equilibrio tra le tante forze in ballo e un immaginario evocato che, sulle modificazioni del bordone che ha fatto da linea guida per gran parte del set, è riuscito a tirare in ballo sia le durezze visionarie di roba tipo Deutsch Nepal, loop di campioni vocali intrecciati ipnoticamente senza soluzione di continuità, asprezze alla prima scuola industrial e quant’altro. Tirando fuori i demoni di ogni singolo ascoltatore.

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