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In determinati momenti delle nostre vite è cosa giusta e salutare provare a guardarsi indietro per capire cosa stiamo vivendo e cosa ci riserverà il futuro. La musica italiana ha appena chiuso un decennio importantissimo in cui sono nate e morte mode, tendenze e modi di fruirla. Da Il sorprendete album d’esordio de I Cani a Paprika di Myss Keta ci sono appena nove anni, mentre in mezzo è fermentato il mare magnum di quelli che, nonostante lo scetticismo di molti all’epoca dei fatti, resteranno nei riferimenti e nella memoria collettiva. Un fermento che ha visto il ritorno di Massimo Volume e Verdena, le metamorfosi di Julie’s Haircut e Baustelle, la poetica visionaria e cruda di Iosonouncane, la resistenza del rap e il fiume in piena della trap (Controcultura di Fabri Fibra, Hellsvisback di Salmo e Scialla Semper di Massimo pericolo sono tutti dello scorso decennio). E poi il ritorno a bomba del nuovo cantautorato italiano (Calcutta, Giorgio Poi, Cosmo, Colapesce, Motta) foriero dell’eterna (e spesso inutile) lotta ideologica tra i reazionari dell’indie e progressisti del pop.

È all’interno di questo composito background che si formano artisticamente i Tenue, giovanissima band da Napoli e Caserta, «dall’anima emo gaze e un’attitudine punk, ma senza il timore di poter essere pop». Questo estratto della biografia dal sito dell’etichetta V4V fornisce immediatamente delle coordinate teoriche figlie legittime di quanto raccontato in apertura: riferimenti al passato come rivendicazione, e un’idea generale di pop come negazione. Tuttavia in Filtro la stessa band parla di «una prova di empatia e di condivisione» e del racconto di una «realtà segnata da stati depressivi che, come un filtro, offuscano la percezione», o in altre parole una ricerca continua di contatto che punta ad arrivare all’interlocutore abbattendo ogni filtro: «Vorrei qualcosa di profondo in cui annegare il mio peso» (Annegare), «sto perdendo il contatto con me stesso / vivo in terza persona» (Terza persona).

Nessuna retorica, dunque, ma una foto attualissima delle ansie e dell’isolamento dell’avere vent’anni oggi. Alla luce di questo ha senso riportare ciò ad un sound che pesca a piene mani dagli anni Zero? Echi di tardi Placebo (Vento), My Chemical Romance (Forse), Explosions in the sky (Derealizzazione), Verdena (Traccia) soffocano in più parti l’urlo straziante di un malessere generazionale che forse troverebbe piena espressione in un linguaggio più attuale e, paradossalmente, più pop. Tuttavia la voglia di urlare, la giovane età e una certa qualità nel sound sono carburante prezioso per quello che attende i Tenue dopo Filtro. I ragazzi si faranno, anche se hanno (ancora) le spalle strette. Ci scommettiamo.

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