Recensioni

7.5

Per quanto produttiva, quella che aveva dato forma a Still Smiling sembrava una estemporanea unione, una di quelle più o meno casuali congiunzioni astrali per cui due artisti provenienti da mondi distanti (ma nemmeno troppo, in realtà) trovavano un fertile terreno comune per sviluppare visioni e prospettive spesso pronte a esaurirsi in uno (più o meno riuscito) one shot. Invece gli “ambasciatori” Teho Teardo e Blixa Bargeld – il riferimento al dipinto di Holbein il Giovane che, seppur in una lieve rivisitazione “pollockiana”, fornisce la copertina del disco, non è casuale – consolidano il loro legame umano prima ancora che artistico con un comeback fortemente suggestivo ed evocativo in quel suo essere cinematico senza il supporto delle immagini e profondamente elegante in ogni singola scelta estetica, sonora e produttiva.

Nerissimo è un album stretto tra le due versioni della title track; in inglese la prima, ad inaugurare, in italiano la chiosa: entrambe leggibili come una specie di paradigma sonoro del duo, porte d’ingresso e di uscita, rispettivamente, in un mondo che è sonoro sì, in quanto di musica si parla, ma anche e soprattutto “altro”. Una specie di manuale per sopravvivere alla grettezza del quotidiano così come indizi – controllare per bene la copertina non è mai stato foriero di indicazioni come in questo caso – attraverso i quali leggere e tentare – perché solo il tentativo è plausibile in certe lande d’abbandono del consueto – una chiave interpretativa per un disco Nerissimo com’è il presente. Nerissimo in una scala di valori che coinvolge tutti i colori, frullandoli in un caleidoscopio emotivo di forte impatto e non offrendone una banale lettura dark, in negativo, esclusivamente notturna come verrebbe da intuire pensando ai curriculum dei nomi coinvolti.

Prendendo in considerazione tutti quei colori e quelle sfumature – il distacco e l’alterigia della voce di Blixa, il calore degli archi suadenti e cullanti, la fermezza a volte ostica delle elettroniche di Teardo, ecc… – il disco (ri)crea un humus esistenziale, ancor prima che meramente musicale, che tocca picchi di elevata eleganza e ricercata pienezza. Racconti in modalità spoken-word sperimentale (Ulgae), mittel-pop babilonico che si fa incubo onirico (Animelle), emotivi rimasugli brecht-weilliani che diventano un elogio del dubbio (Give Me), espressionismo sonoro materializzato (DHX) e un paio di canzoni (la velosiana The Empty Boat, soffice e soffusa, e una sempre in tensione Nirgendheim) che richiamano direttamente l’EP Spring – terra di mezzo e approdo temporaneo tra l’esordio e il presente – dimostrano come sia la continuità a segnare quella che abbiamo definito come collaborazione estemporanea, e come nell’universo degli “ambasciatori” nulla avvenga per caso. Così questo Nerissimo reitera le felici intuizioni dell’esordio, unendo due poetiche molto forti in un melange ovviamente non sorprendente ma sempre in grado di catturare l’attenzione di chi ascolta. La strana coppia dei due ambasciatori della deutsch-italienische freundschaft non delude, riducendo su pentagramma un mondo, vari mondi, da scoprire e decrittare ad ogni angolo.

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