Recensioni

7.3

Per chi segue le gesta della Max Ernst di Thomas Brinkmann, TBA non è un to be announced qualsiasi, ma il nome d’arte scelto dalla 25enne Natalie “Tusje” Beridze, vulcanica artista proveniente dalla Georgia e membro del collettivo artistico Goslab. La Nostra aveva già dato alle stampe nel 2003 un omonimo debutto, che alternava con gusto minimal techno e ambient glitch. Il disco, pur buono, non si sollevava dalla pletora di produzioni analoghe e non lasciava minimamente prevedere l’impressionante salto di qualità che la vede protagonista oggi.

Quello che rende Annulé un disco particolarmente affascinante è la sua doppia anima, sempre contesa tra suggestivi lampi pop e vigorose sterzate verso l’avanguardia. L’opera seconda porta TBA fuori dalla fredda risacca elettronica e la trasforma in una piccola stella della comunicazione globale, capace come tale di trasmettere feroci invettive politiche (il titolo “Annulé” richiama il timbro di annullamento del permesso di soggiorno) e poetiche elegie della memoria. A suo modo è precisa scelta politica anche il voluminoso dispiego di stili, che portano il disco a seguire tante rotte diverse, dall’avanguardia pianistica dell’iniziale Beba plays, all’asettico trip hop alla Tricky di Beslan (dedicated to the bottom of the ocean deep), passando per la minimal techno di scuola Brinckmann in episodi come Zinavs e Get Going e per le geometriche costruzioni alla Plaid di Tuesd e Soshi. I bozzetti strumentali non mancano, ma a differenza dell’esordio non costituiscono l’ossatura del disco, che oltre alla varietà dei suoni veicola anche quella delle parole: le frasi cantate da TBA in una sorta di sussurro anemico e filtrato, a metà tra una Laurie Anderson meno istrionica e una AGF meno marziale e fredda, sono ricche di immagini e suggestioni (I speak within citations / I battle for the failed) che chiariscono in modo diretto le peculiarità politiche della sua verve artistica (in questo può essere presa per una versione meno iraconda e feroce di Meira Asher). Cita Dylan Thomas nella fenomenale Sleepwalkers (Do not go gentle into that good night) e non manca di ricordare Raymond Scott in Dread e un wrestler georgiano in Chegem.

Disco complesso e lungo, pieno di strati sovrapposti, Annulé è un’opera che tradisce chiaramente la sua provenienza, ricolma come è di malinconie ed invettive dal popolo dell’ex Unione Sovietica, smarrito nella contemporaneità dei suoni e delle idee.

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