Recensioni

Ammesso che si riesca ad ascoltare interamente quest’album, viene da chiedersi che senso abbia festeggiare i quarant’anni di carriera (trentasette dall’uscita dello storico Electronic Meditation) provando ad infangare sempre di più il proprio nome, invece di collimare una storia cominciata dignitosamente.
Per i Tangerine Dream, come per i Pooh, fare musica è diventata ormai da molto tempo una routine insensata. I padri dei cosmic couriers non sono neanche più la cattiva copia di se stessi, impelagati da decenni in un sound che non ricorda neanche lontanamente gli esperimenti elettronici (tra)passati.
Se non avessero quel nome, che comunque desta curiosità, non sarebbe neanche il caso di scrivere qualche riga su un disco in cui, pur sforzandosi a cercare qualcosa di interessante, non si trova nulla che valga la pena ascoltare. Un noiosissimo synth pop di bassa lega (a metà tra Vangelis e il lato più doom di Biagio Antonacci), ricordo sbiadito della già pessima svolta degli anni ’80, che ha la pretesa di accompagnare testi basati sulla poesia anglo-americana del XVII e XVIII secolo. Il tutto dedicato al povero Syd Barrett.
Possibile che a Edgar Froese, musicista d’esperienza, uno che ha toccato gli apici dell’avanguardia rock, non provi neanche un po’ di vergogna?
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