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7.6

Basterebbero pochi dati per spiegare l’importanza di T-Bone Walker e cavarsela. State a sentire: Chuck Berry lo riteneva con Louis Jordan la sua principale influenza; B.B. King affermò che fu dopo aver ascoltato Stormy Monday (classico dei classici ripreso da centinaia di artisti) che pensò di procurarsi una chitarra elettrica; un certo Jimi Hendrix teneva il suo santino sul comodino e ne imitò diversi funambolismi “fisici” con la sei corde. Insomma: parliamo di un momento capitale per l’evoluzione della musica moderna e di uno che lo visse in pieno, plasmando negli anni ’40 blues intriso di jazz ed elettrificato quando a farlo erano in pochissimi, giusto lui e il suo mentore Charlie Christian.

Passato troppo presto a miglior vita costui, T-Bone (nato Aaron Thibadeaux nel 1910, da un nero e una cherokee, musicisti che invitavano spesso a cena l’amico di famiglia Blind Lemon Jefferson) restò solo a forgiare – ispirato dall’improvvisazione jazzistica – un fraseggio destinato a fare scuola. Imponendosi con i 45 giri pubblicati per Black & White e Capitol, passando nel decennio successivo alla Imperial senza interrompere il momento magico e anzi aprendosi a influenze dell’area di New Orleans. Momento magico proseguito fino al ’55, quanto T-Bone incide per l’Atlantic una serie di session in cui recupera, col senno di poi, alcuni brani degli inizi. Di tutto ciò, questi tre CD pescano la crema o poco meno, tra riff morbidi ma all’occorrenza secchi, assoli fluidi e – merito, oltre che di una vocalità elegante, anche della tromba di Teddy Buckner e del pianista Lloyd Glenn – un tipico gusto da fumosi after hours.

Canone nondimeno capace di concedere inoltre accelerazioni a rotta di collo e schiaffi di classe, occasionali puntate latine e finanche classicismo d’impronta chicagoana. Il declino giungeva nei primi ’60, ironia della sorte a causa di un rock & roll che – impossibile al tempo una prospettiva “storicizzata” – relegava Walker in secondo piano. L’Europa gli apriva la porta per una discreta nostalgia, poi nostalgia e basta fino alla morte nel ’75 causa polmonite bronchiale. A voi scoprire e indagarne la grandezza: You’re My Best Poker Hand è qui per servirvi.

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