Recensioni

I Sula Ventrebianco nascono a Napoli nel 2007. Dopo un primo posto all’Italia Wave Campania e vari premi guadagnati sul campo, la formazione arriva al disco d’esordio Cosa?(Subcava Sonora) nel 2010, ottenendo buoni riscontri da parte dalla critica. La ricetta del disco prevede un rock graffiante ma a tratti melodico e testi in italiano, su una strumentazione vintage valvolare che diventa uno dei tratti distintivi del gruppo.
Il qui presente Via la faccia esce invece per Ikebana. Registrato in presa diretta presso il Massive Arts Studio di Milano e accompagnato da un videoclip a cura di Jacopo Rondinelli (Teatro degli Orrori, Marlene Kunz, Perturbazione), il disco mostra una evidente crescita estetica della band, grazie anche all’inserimento in organico di archi, synth e tastiere. Undici tracce eterogenee che toccano lo stoner più esplosivo come le ballate a sfondo hard rock. Si va da brani efficaci come Strappi alla carne e Scheletro – più duri e incalzanti con basi à la Teatro degli Orrori degli esordi e che a tratti sfiorano il doom – a momenti più riflessivi e morbidi come Run Up, Erosa e Via la faccia.
Gli unici dubbi del caso nascono, nello specifico, da un paio di fattori: da un lato una voce – sorta di mix tra Pierpaolo Capovilla e Francesco Sarcina delle Vibrazioni – a tratti non abbastanza sostenuta (Ragazza Muta), dall’altro una carenza di organicità in brani che sembrano smarrire, talvolta, il punto di arrivo. Ottimo invece il binomio basso-batteria (la nirvaniana altezza Bleach La Peste) rubato al grunge più viscerale. Con qualche limatura in più, i Sula Ventrebianco potrebbe comunque rappresentare un buon investimento.
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