Recensioni

Lavorano di rimbalzo, i Suez, fingendosi fidi alfieri del post-punk più ortodosso e allargando poi il raggio d’azione a territori estranei al genere suddetto. Tre anni dal precedente Many People Don’t Realize per un Illusion Of Growth che parte da una vocalità à la David Thomas (Chains) per planare su un groviglio di raffinate atmosfere jazzate (10.000 Years), claustrofobie lancinanti in bilico tra Birthday Party e Pere Ubu (Bloop), citazioni palesi ma riuscite di certi Cure (Boys Must Cry), psichedelia oppiacea di impianto post-rock (Lighthouse), peregrinazioni orientaleggianti inquietanti (Head Bang) e persino noise atrofizzato (Things Don’t Change).
Nulla di confusionario, sia ben chiaro: i quattro musicisti da Cesena (in organico synth, chitarre, basso, batteria, più pianoforte e violino) e il Nicola Bagnoli responsabile degli arrangiamenti sputano fuori un mirabile esempio di equilibrio formale, oltre a una scrittura con una sua originalità. Un suono nervoso e al tempo stesso radicalmente razionale, capace tuttavia di dar vita a un pugno di brani inaspettatamente “facili”. Chi in ambito post-punk ha fatto dell’emulazione sciatta e senza mordente una ragion d’essere, dovrebbe prendere qualche ripetizione dai Suez.
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