Recensioni

7.3

“L’uomo è pronto a scoprire di star vivendo in un meccanismo che è esattamente quello che egli descrive come distopico?”. Questa è la domanda che si pongono gli Studio Murena, sestetto jazz-rap milanese, arrivati alla terza prova sulla lunga distanza. Intitolato WadiruM, il disco si chiama come l’omonimo deserto in Giordania: l’eterotopia assolata della distesa di sabbia diventa la location dove la formazione decide di ambientare la narrazione dei tredici brani. Scegliendo l’immaginario del non-luogo come stratagemma per arrivare comunque a parlare della metropoli e della sua disumanità. Dando vita, per contrasto, ad una narrazione autobiografica e personale in cui le rabbiose liriche dell’MC Carma si adagiano sulle strumentali (70s) (psych) jazz abilmente intessute dagli altri cinque musicisti: il risultato, dunque, è un lavoro tanto denso e stratificato, quanto cupo e dai rivolti oscuri.

Il suono della band, compatto e granitico allo stesso modo del blocco di marmo di Carrara immortalato da Luca Maledet nella copertina dell’LP, riparte da quanto di buono ascoltabile nel precedente album omonimo del 2021. Le riuscite composizioni, infatti, si lasciano andare a più riprese a tempi dispari, incursioni sintetiche, improvvisazioni jazzate e virtuose soluzioni melodiche. La buona riuscita di questo disco, inoltre, è garantita anche dalla collaborazione con Tommaso Colliva dei Calibro 35 in veste di produttore artistico, una vera e propria certezza in studio di registrazione.

Le danze vengono aperte da uno dei due skit strumentali che sono presenti nella tracklist, mirago, una divagazione nata da un ritmo peruviano suonato da un cajon, per poi passare alla title track WadiruM, un brano scritto durante il lockdown in cui si apprezza il portato violento delle liriche di Carma. MON AMI, seppur riconfermando le barre al vetriolo dell’MC, pronte ad esplodere sul ritornello, mostra interessanti sfumature elettroniche, in cui fa capolino un inedito synth bass.

In questo disco, inoltre, la band si apre per la prima volta ai featuring e alla contaminazione con altri artisti, dando vita ad interessanti ibridazioni tra mondi sonori apparentemente distinti. Le collaborazioni, ben sei, infatti, sono tutte di alto profilo ed estremamente organiche e coerenti col sound proposto del sestetto milanese. La tagliente metrica di Carma viene affiancata efficacemente dalle voci femminili di Arya Delgado e di Laila Al Habash, rispettivamente in SPECCHI e ORIGAMI, donando varietà armonica alle composizioni ed elevandone il valore. È poi il turno di Ghemon, uno degli artisti che più ha supportato sin dagli inizi il sestetto milanese, nell’incalzante SULL’AMORE E ALTRE OSCURE QUESTIONI e del polistrumentista e, come Colliva, membro dei Calibro 35 Enrico Gabrielli, chiamato in PSYCORE a vestire i panni dello Shabaka Hutchings lato Comet Is Coming di turno.

Dopo il secondo skit, oasi, un momento improvvisato in cui la band permette all’ascoltatore di prendere fiato prima di tuffarsi nel lato B del disco, a fare capolino è la tromba e l’elettronica del jazzista Paolo Fresu in ILLUSIONI ED ASTRATTISMI. Prima dell’energica (e distorta) chiusura del disco di CORRI!, invece, c’è spazio per un’ultima collaborazione, questa volta con Danno in MARIONETTE, l’MC old school del Colle Der Fomento. Inframezzati ai feat del secondo lato del disco, si trovano anche OASI e BUTTERBEAM, due brani in cui lo Studio Murena ha l’occasione di mostrare i muscoli tra beat storti e linee di basso esplicitamente ispirate dall’ex Calibro 35 Luca Cavina.

Nonostante la band non nasconda i propri riferimenti musicali esterofili, che vanno dai BADBADNOTGOOD a Flying Lotus, passando per le due band capitanate da Shabaka Hutchings, Mick Jenkins e Kendrick Lamar – come dichiarato in una playlist Spotify dal titolo Road To WadiruM – il suo sound è personale a tal punto da far suonare estremamente originali e riusciti tutti e tredici i brani.

Benché manchi una vera e propria hit a caccia del successo radiofonico, il sestetto è riuscito a confezionare tredici composizioni ambiziose, sfaccettate e che sanno trascinare in un viaggio sonoro immersivo tra le dune del deserto e la metropoli milanese. Regalando all’ascoltatore un disco coraggioso in cui la forma canzone viene sfidata e l’accessibilità, come raramente accade, è sempre subordinata all’idea artistica dei sei musicisti. Sempre pronti ad agire compatti come fossero una sola mente, proprio come una Murena pronta a colpire la sua inerme preda.

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