Recensioni
Sun Araw
Stones Throw & Leaving Records present: Dual Form
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Filippo Papetti
- 12 Febbraio 2013

È da più di un decennio che la Stones Throw continua ad essere una delle etichette simbolo dell’hip hop culture, non solo per aver prodotto capolavori di gente come J Dilla, Madlib, DOOM e tanti altri, ma anche per aver assecondato le spinte sincretiche e laterali che da sempre sono una delle caratteristiche principali di questo movimento culturale. Il disco in questione, uscito inizialmente in formato doppia cassetta, va a configurarsi proprio in questa direzione, con una raccolta di brani che poco hanno a che fare con il rap ma molto con l’hip hop, perlomeno nelle sue declinazioni più freak e tramutanti.
Realizzata in combo con Leaving Records, label californiana specializzata in produzioni stranissime a tiratura limitata su cassetta e vinile, Dual Form è una compilation che cerca di fondere le rispettive estetiche in 53 minuti di musica di difficile catalogazione, per una sorta di archivio di reperti hypnagogic, incasellati con il solito culto del frammento di matrice tipicamente Stones Throw. Molti i nomi coinvolti, perlopiù sconosciuti, tra i più noti troviamo il paladino hypna Sun Araw, qui con lo sghembo dub di Right Off, Odd Nosdam, già componente dei grandi cLOUDDEAD, e il redivivo Jimmy Tamborello aka Dntel, con un groviglio di synth e clap attorcigliati. Molti anche i generi musicali trattati, ognuno appositamente trasfigurato. Ottime le tracce rap di SoundWizard BZB & MC Set e Davis, così come il folk del tributo ad Arthur Russell di Julia Holter e i grooves intrecciati della bellissima Visions, di The Cyclist, eclettico produttore inglese il cui album di debutto, atteso per quest’anno, uscirà appunto per Leaving Records con Stones Throw alla distribuzione.
Nel complesso la compilation scorre molto bene, sembra una specie di trasmissione radiofonica con interferenze spaziotemporali. Il materiale è ovviamente eterogeneo, sia a livello qualitativo che di genere, tuttavia Dual Form risulta un’esperienza d’ascolto decisamente lineare, poiché gli artisti chiamati a partecipare sono spinti dalla medesima visione del fare musica. Cito giusto un altro paio di brani: Conga Dawn, di Ssaliva, che sembra uscita da Far Side Virtual di James Ferraro; Peace, di Lapti, a mio avviso il pezzo migliore, una specie di electric-boogie da festa aziendale e Glue Suit, di Dem Hunger, uno di quei beattoni grassi grassi che hanno reso grande il suono Stones Throw.
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