Recensioni

Steve Von Till dei Neurosis ha costruito di album in album una carriera solista di tutto rispetto, sprofondata nel buio universo del suo lato più intimista: ballate folk-country, a volte genuinamente roots, che flirtano sia con il neo-folk dei Death in June sia con le ombrosità di Waits e Cave; il tutto con lo sguardo di Townes Van Zandt nel cuore. Un approccio ovviamente distante dalle teorie sludgecore della band madre, ma che tuttavia ne conserva il tocco profondamente apocalittico.
Per No Wilderness Deep Enough, tuttavia, il Nostro ha messo da parte le chitarre, utilizzando al suo posto un substrato di lunghe distese ambientali, edificate con pianoforte, trattamenti elettronici e synth, e poi arricchite dal violoncello di Brent Arnold e dal corno francese Aaron Korn. Sei maestose tracce dal sapore neoclassico che mescolano bordoni scuri, note malinconiche e paesaggi gotici, sulle quali la sua timbrica baritona (un particolare incrocio tra Michael Gira e Tom Waits) canta riflessioni esistenziali. Il notevole lirismo della musica lascia emergere melodie dallo sfondo scuro dei pensieri, richiamando alla mente nomi come quelli di Brian Eno e Coil. Ma brani tanto toccanti come Shadows on the Run o lo struggimento di Indifferent Eye, chiedono di non perdersi in ulteriori riferimenti, quanto di concentrarsi sul precipitato delle note, che in questa inusuale veste illumina come non mai l’approccio cupo e disarmante di Von Till, facendo percepire stavolta anche un subliminale risvolto gioioso nel rendere partecipi gli ascoltatori.
Se per il Nostro la vita pone domande irrisolvibili e prevede una parte di dolorosa e incomprensibile accettazione, scavarci dentro è indispensabile per conoscersi ed evitare di esserne travolti; meglio ancora se tutto questo è condiviso. Una poetica impegnativa, forse non per tutti, ma che messa così drammaticamente a nudo è capace di brillare in tutta la sua efficacia. In un tempo incerto, fare i conti con se stessi nel modo più onesto possibile è il passo ineludibile per prendere coscienza del proprio io ed esorcizzare i fantasmi della contemporaneità che incombono sul presente.
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