Recensioni

7.5

Dopo una lunga gavetta costellata da quattro long playing e numerose tournée in svariati club underground, Françoise Cactus e Brezel Goring, in arte Stereo Total, sono un piccolo culto dalla fama confinata poco più che alla metropoli berlinese dove abitano dal ’93.

Come alcuni dei loro vicini di casa – Mina, Contriva Quarks, Pop Tarts, Minitchev -, avrebbero potuto rimanere in quelle acque per lungo tempo ma qualcosa, al cambio della decade si sta muovendo e le antenne del duo sono ben sintonizzate. Ritrovandosi in una perfetta confluenza di movimenti underground e mainstream, il loro sound si delinea in perfetta equidistanza contemplando tanto la musica lounge (gli Air, il french touch, il circuito dei revivalisti della musica exotica), quanto lo spirito garagista del rinato rock newyorchese (Strokes), tanto il rinato (rinascente) synth-pop quanto le spalline e ciuffi cotonati.

E viste queste premesse, Françoise e Brezel non si fanno cogliere impreparati: rivolgendosi a Cem Oral (membro dei tedeschi Air Liquide) e assumendo per l’occasione altri due elementi (lo scozzese Lesley Campell alla chitarra e il palestinese Iznogood al basso), confezionano negli Airbase 1000 studios un album pensato non-pensato, studiato-sgangherato che zompa frenetico e incosciente lungo 50 anni di storia del costume europeo senza mai rompersi la testa e privarsi di abbondanti dosi di ironia e surrealità.

Questo prodotto è Musique Automatique, un album che sbancherà letteralmente non solo in Europa ma anche USA e Giappone. Uno di quei prodotti che mettono d’accordo critica e pubblico. Ma quale prodigio sarà mai accaduto?In continuità rispetto ai precedenti lavori – Oh Ah, Monokini, Juke-BoxAlarm, My Melody -, il repertorio preferito dai Nostri si configura – al solito – come un aggiornamento della Neue Deutsche Welle (ovvero la new wave germanica) e della chanson française (Francoise Hardy soprattutto), con l’aggiunta di una produzione più mirata. Il bersaglio? Chiaro e conciso: sfornare una perfetta girl band di pop-punk che non fa segreto di predicare l’electro tanto degli illustri del Kraut (Kraftwerk) quanto degli acefali della dance (l’hard dance analogica dei DAF in discoteca).

E se cavalcando il revival ottanta, senza farsi mancare svirgolate chic sulla falsariga della lounge music di Pizzicato Five, Cibo Matto e Stereolab, si aggiunge l’ingrediente mancante Party…

Bingo! L’album è un surrogato di pastiglie pop a effetto immediato, chewingum al tecnicolor sotto forma di brani automatici perché affidati a rigide metriche sintetiche, eccentrici perché non lesinano capricci e azzardi stilistici, isterici perché furiosi nel consumarsi in fretta, ipnotici perché dominati da loop implacabili, nostalgici perché legati a suggestioni di epoche andate, eroici perché figli di quello spirito punk che vuole riscossa.Volendo proprio sbizzarrirci, potremmo dire che le sedici canzoni sono altrettanti modi per giocare al piccolo costumista, un gioco da tavolo dove i partecipanti, con al massimo tre minuti a disposizione, scelgono vestiti e capigliature con i quali abbigliare personaggi francesi e tedeschi di diversa estrazione sociale e età.

Tra i capi troviamo Easy Listening francese, synth pop, elettronica analogica, future beats, rock, rockabilly, hardcore, lounge, e non mancano naturalmente le capigliature più tipiche quanto quelle più improbabili dalla “frangetta”, alla “cresta”, dalla “cotonatura” all’”ingellatura” extraforte. E il gioco non può che essere più spiritoso: Musique Automatique è una ragazza vestita mezza da cowboy e mezza da astronauta (la pettinatura è quella di Serge Gainsbourg), L’Amour A 3, rappresenta un chantosa sedicenne liceale con il maglioncino e la minigonna (ovviamente coda di cavallo e frangetta), Ma Radio una barbie con la camicia rossa, la cravatta nera e i pantaloni a zampa rubati a uno dei componenti dei Pizzicato Five, Kleptomane un giovane con la giacca e il pullover proprio come Antoine Doinel, Forever 16 una rockettara di Berlino con il kilt e la camicia bianca e così via.

Forse è proprio Musique Automatique il brano più tipico degli Stereo Total – loop molto semplici costruiti con tecnologia povera e corollari di declamazioni minime che procedono per associazioni di parole e vanno dal tipico france-flavour a quello più mittel-europeo, elettroniche dagli smalti Kraftwerkiani (e chi se non loro!) e tanto pop stralunato a presa rapida -, come dire che l’Amour a 3 rappresenta lo scherzo adolescent-pop per scalare le classifiche, Wir tanzen im 4 Eck il rompicapo lounge che caratterizza le esibizioni dal vivo e Hep onaltí’da – ovvero Forever 16 cantata in turco – il pastiche trans-etnico che ne evidenzia il tratto internazionale e contro-anglosassone, e infine Love With 3 of us – remix di L’Amour a 3 – a mettere il tutto sul piano del sport nazionale nipponico – avete dubbi?

Ovviamente il Karaoke… -, resta il fatto che è letteralmente impossibile trovare chiavi agili per catalogare i brani in filoni, ognuno possiede una sua trovata, ognuno sfrutta una combinazione in un universo di costume che spazia almeno dagli anni ’50 in poi. Se aggiungiamo infine che i riferimenti musicali sconfinano abbondantemente nelle soundtrack, e nel musical e quelli lirici giocano tanto sulla gag delle patologie da analista quanto sulle sottili provocazioni anarco-punk e alle frasi rubate agli attori del cinema, il diametro del cerchio s’allarga a dismisura e non possiamo che ammettere di aver tra le mani uno dei migliori prodotti pop del nuovo (?) millennio.

Se è dal tempo dei B52 che non ballate il rock vestiti da imbecilli, questo è il vostro – e soprattutto nostro – momento.

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