Recensioni

Dopo il successo del precedente Musique Automatique (distribuito in tutta Europa, Giappone e Usa) e della succedanea tournée (che li ha visti fare da spalla, tra gli altri, anche agli Strokes), le date in posti inusuali come Messico e la Russia, la partecipazione a festival e performance live (il Gay Pride islandese!), nonché una curiosa comparsata a un show condotto da Wolfgang Muller (il membro dei Die Todliche Doris che per primo aveva inciso Wir tanzen im 4 Eck – trad. “noi balliamo in quadrato”) dove hanno suonato in contemporanea due album del suo gruppo (in Stereo Total?!), non si può certo dire che Françoise e Brezel non abbiano raccolto i frutti di quel che avevano seminato negli ultimi dieci anni.
Do The Bambi, il loro sesto album, esce in tutta tranquillità a quattro anni di distanza (tre se consideriamo la ristampa americana) da quel lavoro: il produttore è il medesimo – Cem Oral – e pure l’impostazione sul viatico tra cameretta e studio di registrazione non è cambiata, a mutare è sicuramente l’abbandono di certe pose lounge-matiche (Wir tanzen im 4 Eck) e di certe infatuazioni indie pop (L’Amour a 3) a favore di un patchwork maggiormente – definizione da prendere con le dovute cautele – (garage-rockabilly)rock oriented.
I risultati, ahinoi, non sono altrettanto geniali: sono ben 19 le tracce, forse troppe per la qualità media di un’offerta che non raggiunge il picco d’ispirazione di Musique Automatique e forse, in base a questa consapevolezza, punta tutte le fiches sulla varietà, caratteristica che si rivela un’arma a doppio taglio, ascolto dopo ascolto.
In Do The Bambi, gli Stereo Total danno il meglio quando spingono l’acceleratore sul ritmo, sovrapponendo ad esempio techno pop e riff sgangherati (Ich bin nackt), quando fanno gli Iron Maiden a modo loro (Ne m’appelle pas ta biche assomiglia all’omonima traccia del gruppo che fu di Paul di Anno), quando si concedono a propellenti garage (l’attacco di La douce humanité), o nel momento in cui si abbandonano alle tipiche chanson che li hanno resi famosi (la discrete Vive le week-end – parodia del popolo disco nonché cinica celebrazione degli incidenti del sabato sera -, Les Lapins – canto à la Hardy, arrangiamenti indie-pop infarciti di synth e strumenti giocattolo – e le ottime Das Erste Mal e Europa Neurotisch); deludono invece allorché riesumano roccacci tedescoidi (Mars Rendezvous), o peggio, intramezzano con soluzioni “elettro-retro-futuriste” più prodotte, a tratti anche sofisticatamente glitch, eppure stanche e senza intuizioni particolarmente rilevanti (Do The Bambi, Helft Mir,Troglodyten).
Senz’altro a bilanciare tutto ciò è l’aspetto delle gag e delle pure trovate lessicali: che le si apprezzi per quella tipica caratteristica automatica – il loro procedere per associazioni, l’arguto taglia e cuci di dialoghi che sembrano rubati da una seduta dall’analista – o per il modo altrettanto caratteristico con il quale sono cantate – il costante compiacimento/noncuranza nel sbagliare quasi tutti gli accenti del tedesco e dell’inglese -, il risultato intrattiene e diverte in modo (quasi) sempre intelligente, fin dal prologo socialmente impegnato di Babystrich (trad. “prostituzione di minori”) dove troviamo un autentico dialogo tra teenager in un losco ambiente discotecaro – chiaramente – berlinese, passando per l’irresistibile e esageratamente dolce dialogo botta-risposta demenziale di Das erste Mal (trad. “la prima volta”)
ti ricordi la nostra prima volta? /si / ti ricordi dove è successo? /si / ti è piaciuto? / si / e a cosa hai pensato mentre lo facevamo? / a niente / se io sono un cane, tu cosa sei? / una cagna / se sono un leone, tu cosa sei? / una leonessa / se sono un canguro, tu cosa sei? / …una cangourette!
dallo sketch dada di Ich bin nackt (trad. nuda)
sono nuda / oh lala /è così che lo vuole la natura (nel senso che è naturale così) / sono nuda / perchè non ho niente da vestirmi / i miei vestiti mi vanno stretti / comprami un nuovo vestito / il vicino di casa guarda col binocolo / bè sopravvivrà se vedrà le mie tette / e poi possiede anche una TV da guardare / forse non ha una fidanzata / tu almeno hai una fidanzata nuda / non è il massimo ma meglio di niente /e così almeno non hai bisogno di spogliarmi
alle classiche carrellate di nevrosi e patologie moderne come Hunger! (trad. ho fame)
io ho fame, perchè tu non sei più qui …a cui segue l’elenco di tutte le cose che la protagonista divora in preda alla nevrosi bulimica provocata da crisi affettiva)
o meglio ancora nell’omaggio ai Kraftwerk – nonché probabilmente involontaria analogia con Emilia Paranoica dei CCCP…- Europa Neurotisch (trad. Europa nevrotica)
Obsessionen / Perversionen / Halluzinazionen… (e di lì tutte le devianze che finiscono per onen)
In definitiva un album dalle sorti altalenanti che si sarebbe sicuramente giovato di un numero inferiore di tracce; e che forse lascerà ai fan del duo quel pizzico d’insoddisfazione per quel quid genialoide che pare si sia spento.
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