Recensioni
Spiritualized
Spiritualized - Ladies And Gentlemen We Are Floating In Space: Special Edition
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Giancarlo Turra
- 15 Febbraio 2010

A essere cinici si potrebbe affermare che Jason Spaceman sia ben conscio di aver toccato con questo disco un apice. Di essere entrato nella Storia sulle ali di un’ispirazione e un momento irripetibili per chiunque incluso se medesimo ed ecco una spiegazione del riproporlo per intero dal vivo alla fine del 2009 e ristamparlo in una edizione (pure troppo) espansa.
Va benissimo che da qui in poi l’uomo abbia offerto cose egregie attraversando crisi esistenziali e di salute esorcizzate nell’unico modo possibile, ovvero la musica. Era del resto simile il “pretesto” da cui Ladies And Gentlemen… prendeva le mosse, e cioè la separazione dell’ex Astronauta dalla fidanzata Kate Radley che degli Spiritualized era tastierista: sofferenza che si univa a una passione incessante per l’alterazione mentale generando riflessioni universali e musica sublime, in grado di stendere ponti tra il gospel e la psichedelia come tra Philip Glass ed MC5, di trasportare i Suicide a New Orleans per poi scagliare melodie nel più alto dei cieli a botte di wah-wah.
Un disco in cui ogni dettaglio rivela una cura maniacale e ogni brano concretizza ciò che la formazione (valzer di musicisti attorno al leader) aveva indicato nei già eccellenti predecessori. Epitome suprema di uno stile epico ma comunicativo, appassionato però cerebrale, possente e all’occorrenza delicato. Ciò che tentarono, in quel medesimo 1997, i Radiohead con Ok Computer ma rinviando a Kid A e Amnesiac continuità e sicurezza. A voler essere cinici, si rimarca che questa sontuosa edizione allargata da una sfilata di demo, versioni strumentali e alternative nulla aggiunge alla scintillante bellezza che tuttora avvolge Ladies And Gentlemen We Are Floating In Space.
Il moderato piacere di spigolare tra quanto sopra è infatti riservato a chi dell’originale conosce ogni angolo; a chi può afferrare le variazioni, i ripensamenti e le casualità (su tutte il ritornello di Can’t Help Falling In Love With You omesso dalla title-track dopo il rifiuto degli eredi di Elvis) tipici delle opere Grandi; a chi se la sente di rimestare tra quanto avanzato a Michelangelo una volta ultimato Il Giudizio Universale. Chi invece fosse all’oscuro di questa meraviglia, non perda tempo a farsi sbrindellare il cuore dalle undici composizioni originali. A prescindere dall’edizione più o meno definitiva.
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