Recensioni

Ha ancora un senso parlare di “roba inattesa” o di sorprese in tempi di propagazione elefantiaca della produzione musicale? La risposta è affermativa quando un progetto nasce per gioco, non si prende sul serio ma fa le cose con estrema serietà, affonda gli artigli sul noto ma lo stravolge donandogli qualcos’altro di nuovo e procede per una strada che è poco trafficata senza lagnarsi ma facendone, anzi, un punto di forza.
Queste le sensazioni che si provano all’ascolto di Spam & Sound Ensemble, esordio dell’omonimo progetto individuale ben presto trasformatosi in terzetto. E che terzetto: al deus ex machina Ivan Antonio Rossi, tecnico del suono e produttore ben noto nel panorama italiano, si sono uniti Bruno Dorella e Giovanni Succi, c’est a dire i Bachi Da Pietra, ai rispettivi ruoli. Presenza ingombrante ma a giudicare dallo sviluppo del disco neanche tanto evidente, se non nel declamato stentoreo e/o sussurrato di Succi, perché Spam & Sound Ensemble è in realtà farina del sacco di Rossi, maestro nel condensare in forme musicali “altre” il concetto di “non-luogo”. L’album è infatti una sorta di concept o, meglio, un tentativo di indagine sui non-luoghi della surmodernità teorizzati da Augè da cui Rossi sugge atmosfere e rumori, voci e suoni, disagio e straniamento sotto forma di field recordings da manipolare in forme musicali che agiscono ad ampio spettro.
Asperità industriali (Nel basso), retaggi/omaggi (una Ghost Rider made in Suicide stravolta e impreziosita dal sax baritono di Beppe Scardino), stomp quasi techno-rock (Ballo del Macello), elettronica ossessiva, tappeti sonori da minimal-techno sottocutanea (1024 Pills) e oscuri momenti di riflessione à la primi Bachi (Esitando) rendono bene l’idea da melting-pot globale o da colonna sonora della perdita di identità che sottostà all’intero lavoro. I testi poi, raccontati e declamati da Succi ma provenienti anch’essi da un non-luogo moderno, ossia le e-mail spam sgrammaticate – irridenti, spersonalizzate e insolenti manifestazioni della scrittura massiva dell’oggi – si sposano alla perfezione coi suoni donando un surplus di spaesamento all’ascoltatore. A riprova del coraggio e della non consuetudine con cui si muove il progetto di Rossi – “assemblare e non comporre” sembra essere la linea guida del nostro – si ascolti la conclusiva Padreperchémihaiabbandonato: dieci samples dalle dieci tracce precedenti manipolati e assemblati dai Vonneuman in uno straniante Frankenstein sonoro che contiene in sé tutto il pregresso ma, allo stesso tempo, vive di vita propria.
Gran bella (non)musica per un gran bel (non)disco.
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