Recensioni

7.2

Roof Dog era il rottweiler che faceva da mascotte al Windmill, un pub di Brixton. Il locale, nato negli anni settanta, è stato prima un punto di riferimento per i ciclisti che passavano di lì e, dalla fine degli anni novanta, l’epicentro di un movimento musicale che culminava con variegati djset. Con l’inizio del nuovo secolo, Roof Dog ha visto passare al Windmill tantissimi artisti, molti dei quali emergenti che in breve tempo avrebbero raggiunto fama, copertine e una consacrazione non solo nazionale. Il locale da qualche anno è anche il posto per ecellenza della nuova scena chitarristica londinese: i Black Midi, i Black Country, New Road e gli Squid hanno cominciato la loro rincorsa da lì. Non è, quindi, una sorpresa che anche i Sorry debbano molto al Windmill.

Una riconoscenza, quella del quintetto di North London, testimoniata dall’album A Night at the Windmill, registrato live nel locale per dare una mano nel bel mezzo di una ripartenza postpandemica nel 2021. Prima e dopo questa istantanea i Sorry hanno pubblicato due album che li hanno fatti finire sulla bocca di tutti. Avevamo salutato l’esordio 925 in queste pagine con un po’ di restia freddezza, ma chiosavamo: «C’è da dire, però, che il dinamismo e l’imprevedibilità che i due hanno alle spalle potrà giocare un ruolo determinante nel superamento di questo ostacolo». Ed eccoci due anni dopo ad accogliere Anywhere But Here, un album dinamico imprevedibile.

Nel groviglio Sorry finisce quindi il rimando ai 90s del brano di apertura Let the Lights On, la psichedelia lambita da lampi industrial sul finire di Hem Of The Fray, le cantilene distorte di Tell Me, la malinconia della conclusiva Again, l’apice creativo di Key to the City e la violenza cangiante di Baltimore. Con testi disillusi e affascinati dai tormenti esistenziali, i Sorry hanno incendiato l’esordio e su quelle ceneri hanno costruito un album nato dall’impossibilità di suonare dal vivo e, forse proprio per questo, più coraggioso del precedente.

In contrasto con quanto scrivevamo due anni fa, piacevolmente colpiti dal passo in avanti del quintetto, adesso ci tocca tenere d’occhio i Sorry. Parafrasando l’irascibile Candie Candle: «Avevano la nostra curiosità, ma ora hanno la nostra attenzione».

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