Recensioni

Tomorrows I, il primo di tre volumi che comporranno il nuovo progetto dei Son Lux, è riassunto così dalla stessa band sul loro sito ufficiale: «The act of questioning, challenging, tearing down and actively rebuilding one’s own identity». Quattro verbi per quattro azioni ben precise e perfettamente in linea con la percezione (quasi generale e massimamente americana) di vivere tempi culturalmente oscuri, in cui la tensione sociale è ai massimi livelli. La pandemia, lo stillicidio stragista perpetrato dalla polizia americana ai danni di numerosi afroamericani, la presa di coscienza di un sistema economico e di un ambiente ormai al collasso sono l’interruttore inerziale per quelle quattro azioni.
Con Tomorrows I i Son Lux da New York decidono dunque di guardare ai possibili domani e di manipolare la propria identità dapprima mettendola in discussione e affrontandola, poi demolendola e ricostruendola: un compito arduo da svolgersi su un terreno minato. A raccontarci questo è l’incedere stesso dell’album. Infatti, oltre a sembrare più un lungo EP dichiarativo e tronco, esso procede per addizioni progressive che rendono il lotto via via sempre più ponderoso e opprimente (per avere un’idea visiva, provate a guardare il videoclip di Plans we made). Ma ciò non passi come una critica: Loth, Bhatia e Chang hanno in mente una relazione ben precisa tra sound, testi ed output volutamente mirata a raccontare un presente greve, inquieto, pastoso, incerto.
La sperimentazione in seno all’elettronica è qui ai massimi livelli: tra fregi noir, intersezioni temporali r’n’b e jazz (Honesty), archi e addirittura il mridangam (percussione indiana su Last light), grosso spazio è lasciato alla parte strumentale (Dissolve, Bending shadows, Days past, Into wild, Involution, con quest’ultima che chiude il pacchetto e si configura come introduzione al capitolo II). I testi sono brevi, chiari ma intensi e ci raccontano temi di estrema attualità: il Black Lives Matter e l’omicidio di Breonna Taylor («Just waiting for the undertow, stolen nice and slow, first the body, then the blame»), l’impotenza umana nei confronti della natura («Despite the plans we make, some will walk, some will run. But as we go, we lose everyone»), la caducità della vita terrena («This is a fast life, this could be the last light»).
Tomorrows I fa dunque propria la linea dell’ermetismo e dello sperimentalismo sfrontato. Se si pensasse ad esso come ad un lavoro isolato non si cadrebbe in fallo a definirlo mutilato della sua parte narrativa ed emozionale. Come primo capitolo di una trilogia, invece, ha il merito di creare una buona dose di aspettativa per il resto del progetto.
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