Recensioni
Solex
vs. Jon Spencer, Cristina Martinez - Amsterdam Throwdown King Street Showdown
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Giancarlo Turra
- 4 Marzo 2010

Non li ricordavamo in buone condizioni di forma, i protagonisti di questo disco: Jon alle prese con la macchietta di se stesso e la Martinez con una versione eccessivamente glamour dei Boss Hog, poi a lungo lasciati in naftalina; Solex, invece, intestataria di un lavoro interlocutorio, lontano dal brio collagista che ce l’aveva fatta apprezzare. Per questo motivo, la notizia di un disco a sei mani ha smosso l’attenzione su delle carriere in stallo e chissà che non segnali una ripartenza con motivazioni rinfrescate.
Per ora, l’esito parla di errebì a bagno nel garage spruzzato di hip-hop e indie americano anni ’90; uno stile che odora di bianco e nero metropolitani fusi assieme (apici Fire Fire, Uppercut e Aapie) e cioè quanto ti aspetteresti dall’olandesina e dai signori Spencer. Ognuno recita la propria parte, buttando sul piatto tutte le capacità e il mestiere di cui è in possesso: c’è il gigioneggiare da Mick Jagger maturo e il citazionismo post, la battuta hip-hop e il pop arguto, alcune (poche, per fortuna…) movenze eseguite col fiatone.
Nei brani dove Solex – “agganciata” in occasione di un dj set tenuto dopo un concerto della Explosion – ha più spazio si respira una certa freschezza, un soul sbiancato ancheggia ironico (Dirty), strizza l’occhio con arguzia (Too Much, Too Fast), scorre brioso e persuasivo (Bon Bon). Aspetti un altro po’ e ci scappa l’asso da consumati marpioni, una luccicante Galaxy Man al crocevia tra exotica e negritudine. A conti fatti, operazione benefica per ambo le parti, pur nella sostanziale assenza di sorprese. Basta non cercarle, e il divertimento è assicurato.
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