Recensioni

Come sempre accade con quei gruppi che hanno fatto la storia del metal è doveroso fare un po’ di Beautiful e appassionarci agli intrighi dei cambi di formazione, anche perché spesso questi matrimoni artistici, in fatto di turbolenze tradimenti e decapitazioni, se la giocano con i matrimoni di Enrico VIII Re d’Inghilterra. Per gli Slayer il cruccio è sempre stato il batterista. Ne sono passati quattro: due semplici meteore, Tony Scaglione e Jon Dette, e due primedonne della doppia grancassa, Dave Lombardo e Paul Bostaph, sempre pronti a rivaleggiare nel cuore di Tom Araya tanto che anche oggi li troviamo a darsi l’ennensimo cambio, con il primo che lascia il posto al secondo.
In più arriva Gary Holt a sostituire Jeff Hanneman, che mai avrebbe lasciato la band se non fosse sopraggiunta la morte, secondo le fonti più attendibili dovuta a una cirrosi epatica contratta in anni di dipendenza dall’alcol, secondo altri – e anche secondo il sottoscritto – dovuta a un morso di ragno che avrebbe colpito il buon Jeff durante un bagno caldo, provocando con il passare del tempo una fascite necrotizzante al braccio che nel giro di pochi anni lo avrebbe portato a finire i suoi giorni in depressione fino al trapasso. Ci può essere un incubo peggiore per un chitarrista?
Qualunque sia la storia a cui vogliamo credere, per gli Slayer cambia poco o nulla. Repentless è l’ennesimo lavoro intriso di violenza sanguinaria, stavolta più individuale che apocalittica come sottolineano titoli quali You Against You o la stessa Repentless (di cui è disponibile anche un meritevole videoclip). Certo nella Slayer Nation si discuterà sulla prova di precisione di Bostaph, perché in fondo Lombardo oltre al metronomo qualcosa in più metteva (non tanto nelle solite sparate thrash/death come Repentless, Take Control, Implode, You Against You, Chasing Death e quasi tutto il disco, quanto nei momenti heavy quali When The Stillness come), oppure dibattere sul fatto che nel gioco delle due chitarre effettivamente si perde qualcosa perché la partitura è scritta tutta da Kerry King, il quale ha pensato bene di deresponsabilizzare il dirimpettaio Holt dal torturante paragone con Hanneman. Però in fondo tutti converranno che Araya è sempre Araya, gli Slayer sono sempre gli Slayer e Repentless è un classico disco degli Slayer. C’è anche Terry Date, mitico produttore del metal 90s, che fa un lavoro equilibrato in cabina di regia.
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