Recensioni

6.7

Paul Lynch, in arte Slackk, lo conosciamo già da un po’ di anni ormai. Partito come archivista di storici live set grime con il progetto grimetapes.com (ora defunto) e, già dal 2011, attento divulgatore di footwork e ghetto sound sotto l’alias Patrice & Friends, co-fondatore della serata Boxed assieme Mr Mitch e Logos (ovvero IL centro nevralgico per la nuova scena grime), radiofonico presso NTS e Rinse FM, nonché autore di vari mix che hanno contribuito a scoprire nuove leve del genere (in versione strumentale) come Bloom, Inkke, Strict Face, DJ Milktray, Mike Midnight, Finn e Shriekin e altri ancora, il producer è uno dei personaggi chiave della ribollente scena elettronica britannica degli anni ’10.

A Little Light è il suo secondo album dopo il buon Palm Tree Fire del 2014 e un paio di EP che di recente hanno segnato il suo ingresso nel catalogo della R&S, e la tappa parrebbe, di primo acchito, assimilarlo all’ultimo Mr. Mitch (e alla frangia di giovani producer londinesi come Palmistry e Deadboy) piuttosto che al giro Weightless capitanato da Mumdance & Logos. E’ vero che sia Mitchell che Lynch sono entrambi freschi di paternità, ma da queste parti si guarda a un approccio differente, angolando il grime secondo l’input dell’Aphex Twin ambientale piuttosto che osservarlo con lenti r’n’b e pop. La semplicità è da sempre una caratteristica di Slackk, ma qui lo sboccio timido e il fragile – ma preciso – momentum puntano alla lezione di Selected Ambient Works Vol 2 dosandola, di volta in volta, con elementi di paesaggio, melodia e – giochiamoci il termine passepartout – “futuro”.

La mossa gli riesce senza tuttavia produrre qualcosa di magico e irrinunciabile. Zip Me Up è una delle tracce più riuscite dell’album ed è un po’ la versione ambientale Slackk style di ciò in cui era bravo The Streets quando andava di bomboletta spray sulla rivalsa (sub)urbana (metti una Everything Is Borrowed), ma è Spring Mist, posta ad inizio tracklist, a dare il la a molte delle tracce contenute nel disco. La sua floreale eleganza la ritroviamo in una Maze che gli fa il paio da una angolatura più distante ed enigmatica. Il resto non scende mai sotto una certa soglia, ma non riesce a catturare allo stesso modo dei precedenti EP (più concisi e ritmati) e dell’esordio sulla lunga distanza. Un disco di transizione o riuscito solo a metà.

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