Recensioni

Quando Leave The Door Open, il primo singolo del progetto collaborativo di Bruno Mars e Anderson .Paak, è uscito a marzo 2021, abbiamo subito pensato che sarebbe stato il classico singolo estivo, destinato ad annoiare i nostri pisolini pomeridiani sotto l’ombrellone. Ci sbagliavamo. La pura voce di Mars e gli ammiccamenti corali di .Paak erano la porta d’ingresso a un’Università della Musica degli anni 70 della quale non realizzavamo di aver bisogno. An Evening With Silk Sonic, debutto collaborativo del superduo americano, è un breve ma efficace compendio del gusto soul-pop, rythm & blues e funk che ha reso celebri etichette e stili come Motown e MFSB e Philly Sound. In questi trenta minuti, Bruno Mars e Anderson .Paak hanno fatto molto di più che proporre un album con referenze di questo tipo; hanno portato a termine uno studio filologico sul sound dei 70s, confezionando un prodotto che funziona sia a livello commerciale, sia a livello d’ascolto.
L’inevitabile effetto revival è stato confezionato con strumenti musicali e mixer d’epoca. I due hanno speso tempo ed energie alla ricerca del rullante perfetto, dell’ampli di chitarra originale, delle percussioni più fedeli possibili a quelle usate al tempo. Non contenti, hanno registrato ai Royal Studios di Memphis, proprio dove Al Green ha sfornato molti dei suoi successi, e portato a bordo Larry Gold, vero santone della MFSB di Filadelfia e Bootsy Collins, icona della black music e braccio destro di James Brown. Si capisce che An Evening With… è molto di più di un pugno di canzoni che ricordano un certo gusto musicale, è una lettera d’amore a una cultura musicale, come C’era una volta a… Hollywood lo è stato per un certo modo di fare cinema.
I singoli sono i pilastri fondanti dell’architettura dell’opera: Leave The Door Open è il brano più sexy e sublima il processo di trasformazione della voce di Mars in quella del suo idolo del sempre, Michael Jackson. Skate, messa in fondo alla tracklist, ha lo stesso scintillio dorato delle piste da ballo dell’epoca. Sarebbe inutile citare Sophie Ellis Bextor e Jamiroquai, che pure si sono mossi in queste direzioni in varie occasioni. Del resto, il cesto dove andavano a pescare è lo stesso. Il disco funziona, è divertente e spensierato: Smokin Out The Window ha lo stesso piglio di una scanzonata serenata funk in cui a spiccare sono i continui cambi di tonalità, la ricchezza dell’arrangiamento, i particolari piccanti («Just the other night she was gripping on me tight, screaming ‘Hercules!’») e, soprattutto, il balletto alla Drifters del video.
Tutti gli otto brani del disco (il primo è un intro semi-strumentale) sono potenziali singoli da classifica: Fly As Me e 777 sono, da una parte, i brani più vicini alla direzione musicale di 24K Magic, dall’altra i pezzi più funky del disco. Basso slappato, strofe quasi rappate e un groove che farebbe invidia a James Brown fanno da cornice al solito ostentare ricchezza e a quel pizzico di arroganza che non può mancare nel discorso neo-capitalista della black music (di cui la Motown stessa fu precursore). Oscilliamo fra «being FLY» (= cool), grosse ville con piscina («We should be dancing, romancing / In the east wing and the west wing / Of this mansion»), un po’ di machismo («I never fall, but tonight you got me fallin’ for you») e giocate d’azzardo nei casino di Las Vegas («Blow the dice for me, put your pretty-ass lips together»). Il cerchio si chiude con After Last Night e Put On A Smile, entrambe orientate verso il lato erotico e amoroso del genere. La prima, con ospite Thundercat, pesca a piene mani dal miglior Stevie Wonder, la seconda, accarezzando i brani più emotivi di Miracles e Temptations, mostra il lato più vulnerabile (e diciamo pure umano) della proposta; è l’episodio più autentico del disco, quello in cui Mars e Paak escono dalla macchina del tempo, si tolgono le maschere e ci consegnano una ballata senza lo sfarzo di cui sopra.
È ovvio che An Evening With… è un album che non aggiunge nulla ai progressi del genere o della musica in generale. Altrettanto chiaro come costringa l’ascoltatore a stare al tavolo di una retromania che da Random Access Memories in avanti ha saturato il mercato. Ma tra tutti gli omaggi a un’epoca, una realtà, un gusto culturale più che musicale, questo disco spicca. Invita a coglierne le citazioni musicali, e proprio come il sopracitato lavoro dei Daft Punk, ma su scala minore (ma neppure troppo), è perfetto per introdurre a una nuova generazione queste sonorità. I Silk Sonic cavalcano l’ennesima ondata di revival, certo, ma se bisogna vivere di ricordi, hanno scelto il modo migliore per farlo.
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