Recensioni

7.2

Prendete tre artisti attivi in alcune delle più rilevanti esperienze estreme degli ultimi anni. Metteteli insieme. Ebbene, avrete uno degli album collaborativi più attesi di questo inizio del 2020. Dunque, abbiamo in campo: Kristin Hayer, che ha lasciato un bel segno sul 2019 con il suo progetto personale Lingua Ignota, tra industrial, noise e goticismo; Lee Buford, batterista del brillante duo avant-metal The Body; Dylan Walker, frontman della band grindcore Full Of Hell.

Non ci sono linee-guida. Soltanto il desiderio di suonare sotto allo stesso tetto, nel nome di un certo sperimentalismo nell’affrontare l’heavy music (tutto il lavoro è stato d’altronde pensato in maniera anticonvenzionale, come conferma la scelta di impiegare sample di contrabbasso o antiche liturgie al posto delle inflazionate chitarre), senza sacrificare una visceralità spesso e volentieri “scomoda”. Tanto che a unire i tre, di fondo e nel profondo, cosa c’è? C’è la condivisione del pessimismo nell’approcciare la vita: allegria! Perché nella vita si combatte contro Dio, contro la natura: poi si perde, inevitabilmente. Grave Of A Dog è stato registrato tra il 2017 e il 2019 agli studi Machines With Magnets da Seth Manchester, attraverso una serie di session individuali, o al massimo con un paio dei diretti interessati presenti in contemporanea, che hanno fruttato via via gli otto brani in programma: una metodologia abbastanza inusuale.

L’eclettismo canoro di Kingscorpse, i beat elettronici minacciosi di Immersion Dispersal, il groove sotto ai rigurgiti malsani di Drunk On Marrow e l’anti-climax corrosivo di Miles Of Chain rappresentano una notevole botta di adrenalina nera come la pece. A destare maggior interesse, però, sono gli episodi che si discostano ancora di più dall’aggressività per introdurre nenie catacombali che si trasformano in crescendo ritualistici alla Diamanda Galás (The Ocean Of Mercy), oppure contrapposizioni fra i virtuosismi operistici della Hayer e il growl di Walker (nel doom-R&B da incubo di Violent Rain). Se Whom The Devil Long Sought To Strangle parte con spiazzanti azzardi ritmici e orientaleggianti prima di trasformarsi in un vero e proprio pandemonio, Love Is Dead, All Love Is Dead è la stupenda, minimalista chiusura di quasi nove giri di orologio: un lied dell’orrore per le generazioni a (non) venire. Questa è la musica bastarda, ugualmente bella e disperata, che picchia dal futuro (ma, dai, su, “quale” futuro?).

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