Recensioni

6.7

A cosa servono i progetti paralleli? Nel migliore dei casi, a rivelare ulteriori sfaccettature. Spesso insospettabili. Nel caso di Shana Cleveland, chitarrista e cantante (diciamo pure frontwoman) delle La Luz, il fatto di mettersi in proprio assieme ad una band piuttosto teorica (pare che i Sandcastles non siano una compagine, per così dire, fissa…), significa persino qualcosa in più: rivelare il lato nascosto. Qualcosa che cova dentro. Lontanissimo dal surf rock ingrugnito della band-madre.

I tredici pezzi di questo Oh Man, Cover The Ground sembrano appena ripescati da un baule di istantanee lo-fi, ingiallite più dal malanimo che dagli anni. Chitarre acustiche, clarinetto, violoncello, pianoforte e percussioni sono gli ingredienti che fanno vibrare il folk alla luce di una fiammella blues su cui soffiano fantasmi vaudeville. Ascoltando, viene spesso in mente, per la somiglianza timbrica e per quel modo di stropicciare le vocali, la prima Cat Power, però con un senso appunto di tradizione, d’inquietudine macerata nel rispetto dei pavimenti di legno, delle soffitte, del ricordo di qualcosa di dolce che non è mai del tutto passato e forse non lo farà mai.

Se è appunto alla cara Chan che fanno pensare una Butter & Eggs acidula e circospetta, Sucking Stones con la sua malinconia allampanata, ed il valzer claudicante della title track, si segnala altresì una Rounding The Block che accartoccia arguzie à la Malkmus e quella Golden Days che alterna strofe essenziali Cobain ad un ritornello dalla grazia spiegazzata Elliott Smith. Va detto che nel complesso manca un passo – o forse due – in direzione profondità, le cartoline sanno essere intriganti (anche quando introducono particelle jazzy, come nell’incalzante Holy Rollers e nell’agrodolce Potato Chips) però non affondano mai abbastanza la lama.

Convince insomma la scenografia, l’atmosfera di poche cose, quel senso di afflizione indomita e spossatezza accorata, come un dolore deliziosamente immaturo, troppo giovane per arrendersi. Però non sa avvincere del tutto. Non commuove. Magari ci riuscirà in futuro. Altrimenti, il bello dei progetti paralleli è che possono rimanere atti unici. Con buona pace di tutti.

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