Recensioni

Si fa sempre fatica a parlare dei “figli d’arte”, del loro cognome ingombrante che finisce per creare speranze esagerate e in sostanza ingiuste. Considerazioni che in questo caso non è possibile accantonare, perché se ti chiami Seun Anikulapo Kuti e ti metti a capo di quei Egypt 80 già a suo tempo capeggiati da babbo Fela, i casi sono due: 1) sei un incosciente; 2) sai benissimo il significato di quanto stai facendo. E hai fegato, ragazzo mio, oltre a un talento che non è solo questione di DNA. Già il tuo debutto del 2008 Many Things era un bel sentire e portare avanti messaggio ed eredità di chi sai tu. Oggi, From Africa With Fury: Rise racconta che stai cercando una tua possibile identità guardandoti indietro, come chiunque oggi fa.
Ci piace che di là dal vetro si siano alternati in tanti e tra costoro Brian Eno e tuo fratello Seun; ci piace l’energia che trasuda da sei brani e il lasciarci tirare il fiato nella sublime, tesa ipnosi Rise; ci piacciono gli impasti vocali, le scorribande fiatistiche guidate dall’alto sax di Lekan Animashaun, lo stratificato rutilare ritmico. Perché ci fanno sentire a casa e, sì, ricordano l’afrobeat ma pure i Talking Heads, e allora come la mettiamo? Così: che non sei un Jeff Buckley, ma nemmeno un Jacob Dylan; che sei bravo, ed è questo che conta.
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