Recensioni

6.5

Dietro al buffo moniker di Señor Coconut si nasconde il poliedrico Uwe Schmidt, un ammanicatissimo produttore e musicista teutonico. Schmidt, prima della trasformazione nell’attuale caricatura di Kid Creole (and the Coconuts, appunto), suonava dell’electro industrial sotto il nome di Lassiguye Bendthause e Cro Atomique, inoltre aveva al suo attivo collaborazioni con musicisti del calibro di Bill Laswell (Second Nature, Subharmonic, 1996) e Pete Namlook dietro al moniker di Atom Heart. Verso il 1996, sposatosi con una ballerina Cilena, il musicista decide di far bagagli e si trasferisce nella terra natale di lei dedicandosi altresì allo studio della musica latino americana. Da lì a poco, esce in 500 copie per la Rather Intersesting Gran Baile Con…Señor Coconut, una raccolta di canzoni completamente digitale a base di ritmi mambo, salsa e rumba; una sorta di lounge music che si inserisce perfettamente nei trend dei cocktail bar e che sembra risolvere la sua permanenza in una vacanza più lunga del solito. Tuttavia nel 2000 accade l’impensabile: Schmidt, probabilmente non in grado di lasciarsi andare completamente ai ritmi del luogo, ha un’idea che lì per lì sembra soltanto un buffo scherzo per scaldare gli strumenti e farsi quattro risate: trasformare il sound dei 4 manichini di Düsseldorf, con le loro Autobahn, i loro uomini macchina e i loro trenini ad alta velocità in un party di merengue, salsa, mambo e chachacha. La cosa risulta talmente divertente che il tedesco decide indossare di nuovo la maschera del Señor Coconut e di incidere un intero disco in omaggio al suo gruppo kraut preferito. Nasce così El Baile Alemán, l’ellepì di cover dei Kraftwerk più riuscito della storia, album che gli stessi Ralf und Florian in persona hanno temuto, vietando la pubblicazione del brano Radioactivity nell’edizione europea del cd (il pezzo comuque è presente nell’edizione originale dell’album uscito su Akashi, la label giapponese curata da Towa Tai, il bassista dei Dee Lite). E pensare che un certo umorismo era uno degli ingredienti migliori della formula dei Kraftwerk! …aspetto che sembra definitivamente tramontato col loro nuovo Tour De France 2003.

Comunque, l’esordio del Signor noce di cocco a nome Señor Coconut y su Conjunto, ovvero il suo gruppo (ma la parola rimanda anche al genere musicale tipico delle regioni di confine tra il Messico e il Texas), propone un gruppo di 4 elementi dediti a variegati ritmi latino americani percorsi dalla mano elettrica del musicista di Francoforte, una fusione elettro-latina originale che dà senso a una trovata altrimenti ruffiana. Da lì al successo di critica il passo è breve: Coconut vede le proprie songs in più di 100 compilation, riceve i plausi della stampa, specie quella americana e questo gli consente anche di trovare le energie per metter assieme una orchestra di otto elementi (sezione ritmica, fiati, xylofono, shakers, vocalist ecc.). Chiamato in USA per una tournée, Schmidt è costretto ad annullarla, sfortunatamente alcuni membri della band hanno problemi coi passaporti. Il tour europeo comunque si rivela una buona pista di lancio e Fiesta Songs, il nuovo album del tedesco, dovrebbe confermare il successo dell’album precedente. Fiesta è un po’ il seguito di El Baile: anche qui troviamo cover improbabili ‘70-‘80 tra le quali: Smoke on the Water dei Deep Purple in versione chachacha, Beat it di Michael Jackson in robotico merengue, Blue Eyes di Elton John in bolero e persino il Jarre di Oxygene pt2 in un cocktail di mambo e chachacha. La migliore è comunque Riders On The Storm, dapprima immersa in una savana tropicale e poi velocizzata e merenghizzata a dovere, con stacchitenebrosi di sax e ritorni di movida latina. Concludono il disco altribrani di non ben nota provenienza ma di buona fattura come Electrolatino, uscito come singolo sul finir del 2002, Negra Mi Chachacha, uno spassoso chachacha dai sapori cubani e El Rey De Las Galletas un guaguanco (uno degli stili della rumba più famosi e tutt’ora ballati in diverse zone del Cile). Schmidt spoglia il machismo del rock grazie a uno sguardo gaio, vizioso e sbarazzino, giocandosi di tutta l’iconografia che si è sviluppata dagli anni settanta con i Led Zeppelin fino ad arrivare al metal. In comune con i kraftwerk, il Señor Coconut conserva quell’acuta ironia tutta tedesca, la stessa con cui Ralf e Florian osservavano i dandy disco chic di The Model.

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