Recensioni

6.2

Kidnapped by Neptune è il terzo album della polistrumentista cantante albionica, dopo il successo di I Am (2003), che l’ha consacrata epigone di Cat Power e PJ Harvey, per l’intensità emotiva, l’energia, la sensualità che pervade ogni passaggio del suo già maturo percorso di compositrice.

Prodotto da Steve Albini, l’album vede Scout alla voce, alla chitarra, al piano e, come recitano alcune note di copertina, si dispone ad autoeleggersi quale reincarnazione del blues louisiano, tra dolci melodie, brandelli di chitarre improvvise, lirismo austero ed inquieto, ammaliante ed ipnotico. In tour si esibisce sempre con la stessa parrucca bionda (esercitando mnestiche della O’Connor?…): una coperta di linus, vista la giovane età; e se la Joplin s’impossessa della sua creatura tanto pervasivamente (Fuck Treasure Island , Good To Me), la scarnificazione mediante ossature percussivo-ossessive, sottrae morbosamente il suono disturbato dalla personalità paranoide, a beneficio dell’ugola, valorizzata a tutti i costi sminuendo, di conseguenza, ogni struttura armonica dell’accompagnamento, inevitabilmente minimalista.

Poco a che vedere con l’indie-folk singer, la Niblett strizza piuttosto l’orecchio all’elettrodance ritmica, reiterativa, monotona talvolta, ma puntuale nell’esattezza dei termini di riferimento promordiali. Di rock seminale, in verità, trattasi, spontaneo; uno scrigno creativo assolutamente originale e potenzialmente pericoloso, angusto, sciafilo, per ordini minori della platea. Consigliata la prenotazione.

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