Recensioni

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La montagna e l’ascesa alla stessa come trasformazione e trascendenza è sempre stata rilevante nella produzione letteraria, dall’ascesa al Mont Ventoux di Petrarca sino al “romanzo di avventure alpine non euclidee e simbolicamente autentiche” rappresentato da Il Monte Analogo di René Daumal. Ora Rock Cut, il secondo passo di Scosse Elettriche, sigla dietro cui si cela il “vecchio” e il “nuovo”, ovvero l’incontro proficuo tra due generazioni di musicisti curiosi e mentalmente aperti come sono Riccardo Sinigaglia – il cui passato certifica l’appellativo di maestro – e Davide Zolli, già con Mojomatics, Squadra Omega, ecc., ci restituisce un tentativo di trascendenza montana su pentagramma, reiterando quello che si era potuto ammirare nell’esordio omonimo.

Musiche libere, umorali, all’incrocio tra psichedelia e ritualità, space-rock, krautrock e avanguardia, e sviluppate con un continuo dialogo tra la strumentazione del primo (piano, keyboards, synth) e il drumming del secondo, in una continua alternanza tra picchi (emotivi come montani) e ampie visioni (interiori come dall’alto di una cima). Momenti top di questo (purtroppo) breve disco (ché mai si smetterebbe di ascoltarne, di musica simile) l’opening affidata a Passage Through The Fogs, nomen omen per un pezzo caliginoso e avventuroso, su ripidi pendii di tastiera e solidi agganci di batteria, e l’estatico deliquio con lo sguardo rivolto a un Oriente immaginifico e fantasmatico di Thunder Peak. Ma è la conclusiva Luminous Stars On High Meadows che in nove minuti parte jazzy e scintillante per poi volgersi, quasi sciogliendosi, verso l’India, trasformandosi in un mantra ascetico e chiudendo perfettamente un concept ottimamente strutturato.

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