Recensioni

Quando senti l'artista dichiarare che "ha smesso di inseguire i generi ed ha finalmente trovato il suo stile personale", hai sempre da temere per il peggio. Soprattutto con uno come Roska, che ogni volta che si è messo in testa di "fare qualcosa" l'ha sempre fatta da dio, dall'album d'esordio che per primo traghettava il sentire dubstep verso le nuove derive dance alla Rinse 15 che faceva esplodere tutti i colpi di cui l'euforia londinese è capace, passando per quel Jackpot EP abile a reinventare lo stile del producer su una colata di bassi severissimi.
Ok che i generi non devono diventare una gabbia, ma nel pensare un disco o un pezzo il punto è identificare con certezza qual'è l'impianto che si vuole raggiungere e fare in modo che tutti gli elementi puntino quella direzione, evitando che un'eccessiva libertà espressiva finisca per inseguire troppi obiettivi contemporaneamente senza chiuderne nessuno. È quel che succede fin da subito con You Dun Kno, ferma esattamente a metà strada tra l'intransigenza bass e la spinta clubbing che il funky poteva dare: poteva rendere benissimo sia l'una che l'altra, ma se non fai la tua scelta gli elementi si inibiscono a vicenda, rovinando l'overall. Qualcosa che analogamente avviene con l'introduzione del rappato grime nel mosaico Roska, che sfortunatamente toglie a Badman e Go la buia profondità che la tenuta bass avrebbe donato, se gli fosse stato concesso tutto lo spazio.
Peccato, perché quando la scelta vien fatta i risultati si vedono: esalta la vivacità dancing raffinata mainstream dal cantato di Ruby Goe (Memories) e Jamie George (Do You Like This), che in fondo rappresenta la quintessenza di ciò che solo casa Rinse fa così bene, ma d'altra parte anche i momenti di assolutismo bass sono inappuntabili, quando OnRinseSinceZeroEight rallenta i tempi per valorizzare le vibrazioni o Spanner In The Works toglie ogni distrazione e va dritta in un mondo di cassa dura e distorsione controllata. Sono i colpi che tutti vogliono da Roska, anche se il costo è dominare in parte i suoi istinti compositivi: a volte meglio focalizzare l'obiettivo e puntarlo con fermezza e, da questo punto di vista, Brackles quest'anno vince il derby.
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