Recensioni

La sensualità può maturare all’interno dell’espressione? È il quesito che genera l’ultima fatica di Archie Fairhurst, ai più noto come Romare. Un interrogativo che sorge puntando l’udito sul percorso (ancora breve) del musicista: già col precedente Projections l’amore per il jazz e il groove di provenienza black e afro aveva trovato una forma abbastanza compiuta. Lì il suono elettronico diventava intimo (ma non privato) e spesso corporeo. E l’intimità, si sa, è sempre una questione prossemica, di spazio. Spazio che vive anche in questo nuovo capitolo della saga del londinese, in cui spesso i suoni hanno il tempo di germogliare e di interagire tra loro (basti ascoltare il basso della funkissima All Night), ma se in passato c’era ancora margine per un’intimità che era incrociarsi di corpo e anima, qui – nonostante il soul – l’accento è maggiormente sul sudore. L’immagine scontatissima che può venire in mente è la seguente: Projections erano i preliminari della dolcezza, qui siamo all’atto del coinvolgimento.
Seguito ideale sin dal titolo di un EP del 2013, Love Songs: Part Two ha come riferimenti Dj Shadow, l’afro beat di scuola Fela Kuti (e Tony Allen) e Four Tet. Sono i nomi principali che vengono in mente in questo groviglio di pezzi house versante deep al crocevia tra lo chic (ma i pezzi sono spesso troppo ostinati per avere accesso ai cocktail party) e il polveroso da collezione di dischi accatastata. È un album la cui scaletta è imperniata su una ripetizione ritmica che arriva sempre ad un passo dal risultare meccanica e stancante, senza sfociarvi mai. Love Songs: Part Two si fa forte forse della consapevolezza, da parte dell’autore, di voler raggiungere un pubblico che ama sia la musica black classica che, soprattutto, ciò che vive nei club, nei movimenti e nelle contorsioni dei corpi che li abitano. Come se al centro del dancefloor ci fosse un fan di George Clinton che a un certo punto, dai Seventies, fosse stato scagliato nel futuro e aggiornato su tutto ciò che è successo nel mentre sul versante della musica sexy.
Honey, coi rintocchi di piano, le voci femminili svolazzanti e quasi gospel, il groove sincopato, è la traccia che ricorda maggiormente il disco precedente, e che nella sua dolcezza fa il paio con la conclusiva My Last Affair. Come Close To Me è invece marciare clubbing trafitto da bassi e tasti; Don’t Stop è stomp sensuale in cui quasi tutti gli elementi sono usati in chiave ritmica (come un funk soul motorizzato); Who Loves You? è house che si affaccia sugli anni Settanta e la disco, trasfigurandola in effetti Simian Mobile Disco; L.U.V. è ritmo tropicale inspessito, massiccio, muscolare. New Love è il Four Tet degli esordi compresso e strafatto di blaxploitation. Romare porta dunque avanti il suo discorso facendo ciò che meglio gli riesce: prendere quel che della musica black gli piace maggiormente (il groove, il funk, il soul trasfigurato) e spingerlo ai massimi, senza mai sfociare nel cafone o nello sciatto, forte di una sapienza e di un senso della misura da vero artigiano, quello innamorato della materia che lavora.
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